Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.osmtj-osmthu.it/htdocs/site/wp-includes/cache.php on line 99

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.osmtj-osmthu.it/htdocs/site/wp-includes/query.php on line 21

Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /home/mhd-01/www.osmtj-osmthu.it/htdocs/site/wp-includes/theme.php on line 576
Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Jerusalem » Priorato Cispadano

Registrati

Collegati

Priorato Cispadano

Il Priore Cispadano - Franco TaraglioDopo un anno di lavoro, secondo il desiderio dei Cavalieri locali, il Priorato Generale d’Italia dell’OSMTJ-OSMTHU ha costituito nell’Agosto 2008, con motu proprio del Priore Generale fr. Raffele Pariante, il Priorato Cispadano ratificando la nomina del Priore fr. Franco Taraglio, Grand’Ufficiale dell’Ordine.

Al cavaliere Taraglio gli auspici di fecondità affinché per intercessione della Beata Vergine Maria, Nostra Signora del Tempio, e dei nostri Santi Protettori il Priorato Cispadano possa contribuire alla diffusione degli ideali sopiti ispirati dalla regola di san Bernardo.

 

Nella foto: Il Priore Cispadano

 

Consiglio Priorale Cispadano

 

Priore:                 fr. Franco Taraglio, Gran Ufficiale

Guardiano:         fr. Paolo Antonio, Cavaliere Ufficiale

Cancelliere:        fr. Luca Lungo Vaschetto, Cavaliere Ufficiale

Cappellano:       Don Gino Palazziol

 

Protetto: Formazione Postulanti

Questo post è protetto da password. Per leggerlo inserire la password qui sotto:


Nuovo Testamento

Antico Testamento

La Sacra Bibbia

Antico Testamento

 

Aggiunte al pentateuco
Giosuè
Giudici
Rut

Libri storici
Samuele 1
Samuele 2
Re 1
Re 2
Cronache 1
Cronache 2
Esdra
Neemia
Tobi
Giuditta
Ester
Maccabei 1
Maccabei 2

 

 

 

 
   

Nuovo Testamento

 

Vangeli
Matteo
Marco
Luca
Giovanni

Libri Storici
Atti degli Apostoli

Lettere di Paolo
Romani
Corinzi 1
Corinzi 2
Galati
Efesini
Filippesi
Colossesi
Tessalonicesi 1
Tessalonicesi 2
Timoteo 1
Timoteo 2
Tito
Filemone

Altre lettere apostoliche
Ebrei
Giacomo
Pietro 1
Pietro 2
Giovanni 1
Giovanni 2
Giovanni 3
Giuda

Libri profetici
Apocalisse

La Croce delle Otto Beatitudini e l’alfabeto segreto

Croce delle Otto Beatitudini

Tra le croci simboliche annoverate nel gruppo dei simboli templari, ve n’è una che ha un’importanza particolare, la Croce delle Otto Beatitudini, così chiamata perché presenta otto punte, o cuspidi, nella sua periferia esterna.  Questo simbolo deriva direttamente dall’Ottagono, tracciando alcune delle sue diagonali e dei suoi raggi, e pertanto ne eredita tutta la simbologia associata all’Ottonario. Una delle sue caratteristiche fondamentali è che essa si raddoppia in una croce interna più piccola (si veda, in proposito, anche la successiva figura 2, che riporta le linee di costruzione), formata da quattro triangoli isosceli identici, opposti al vertice, che assumono la forma di una croce patente.

L'Alfabeto segreto dei Templari

Fig. 1 - L’Alfabeto segreto dei Templari

 

È noto che i Templari facessero uso, in alcuni dei loro documenti più delicati, di un alfabeto segreto di 25 lettere (cioè l’alfabeto classico con I = J), ottenute dalla scomposizione degli elementi di questa croce, con l’aggiunta di alcuni punti interni (fig. 1). È ovvio che, dal punto di vista puramente crittografico, un sistema di questo tipo costituisce un cifrario a sostituzione del tipo più semplice, in cui a simbolo uguale corrisponde lettera uguale. Cifrari di questo tipo possono essere rotti semplicemente facendo uso delle frequenze relative delle lettere nella lingua di redazione del documento cifrato, se questa è conosciuta. Vediamo, comunque, nel dettaglio come si ottengono le varie lettere.

Derivazione dell'alfabeto segreto dalla Croce delle Beatitudini

Fig. 2 - Derivazione dell’alfabeto segreto dalla Croce delle Beatitudini

 

Si noterà, esaminando la figura 2 riportata sopra, che le lettere A, B, C, D sono formate dagli angoli retti che limitano l’estremità di ogni braccio della croce grande. Le lettere E, F, G, H sono formate dai quattro triangoli che formano la piccola croce interna. Le lettere I (o J), K, L, M sono formate dai quadrilateri ottenuti completando il tracciato di questa piccola croce con quello dei quattro angoli retti periferici. La lettera N è al centro, ripetuta due volte dall’incrocio delle otto diagonali dell’ottagono regolare che circoscrive la figura. Le altre lettere sono costituite dagli stessi elementi presi però con un ordine un po’ differente e aggiungendovi un punto all’interno. Orientando la croce nel modo su indicato, si nota che le lettere sono state scelte nell’ordine seguente:

Angoli retti periferici senza punto interno

A in alto
B a destra
C in basso
D a sinistra

Angoli retti periferici con punto interno

O in alto
P a destra
Q in basso
R a sinistra

Triangoli senza punto interno

E a sinistra 
F a destra
G in basso
H in alto

Triangoli con punto interno

S in alto
T a destra
U in basso
V a sinistra

Considerando allo stesso modo le altre lettere formate con i quadrilateri definiti come è stato detto prima, si nota che le lettere I o J, K, L, M senza punto interno, corrispondono alle lettere X, Y, W, Z con il punto interno. La figura 2 mostra i gruppi di lettere corrispondenti ad ogni braccio della croce.

Giovanni Paolo II

Ai Vescovi di quattro stati Americani 28.5.1993

2. Non è un’esagerazione affermare che il rapporto dell’ uomo con Dio e la necessità di una «esperienza» religiosa rappresentano il punto cruciale di una profonda crisi che affligge lo spirito umano. Nonostante continui la secolarizzazione di molti aspetti della vita, c’è una nuova esigenza di «spiritualità» come dimostra il sorgere di molti movimenti religiosi e consolatori che tentano di reagire alla crisi di valori nella società occidentale. Questo fermento dell’homo religiosus produce alcuni risultati positivi e costruttivi come la ricerca di un nuovo senso della vita, di una nuova sensibilità ecologica e il desiderio di andare oltre una religiosità fredda e razionalistica.

D’altra parte questo risveglio religioso comporta alcuni elementi molto ambigui che sono incompatibili con la fede cristiana.

Molti di voi hanno scritto Lettere Pastorali sui problemi posti da sette e movimenti pseudo‑religiosi, incluso il cosiddetto «Movimento New Age». Le idee del New Age alcune volte penetrano nella predicazione, nella catechesi, nei seminari di studio e nei ritiri e quindi influenzano anche cattolici praticanti che forse non sono consapevoli dell’incompatibilità di quelle idee con la fede della Chiesa. Nella loro visione sincretistica e immanente, questi movimenti parareligiosi prestano poca attenzione all’Apocalisse e invece tentano di giungere a Dio attraverso conoscenze ed esperienze basate su elementi presi in prestito dalla spiritualità orientale e dalle tecniche psicologiche. Essi tendono a relativizzare la dottrina religiosa a favore di una vaga visione del mondo espressa da un sistema di miti e di simboli esternato con un linguaggio religioso. Inoltre essi spesso propongono un concetto panteistico di Dio che è incompatibile con le Sacre Scritture e con la tradizione cristiana. Essi sostituiscono la responsabilità personale delle proprie azioni di fronte a Dio con un senso del dovere verso il cosmo e in tal modo ribaltano il vero concetto di peccato e il bisogno di redenzione attraverso Cristo.

3. Tuttavia, in mezzo a questa confusione spirituale, i Pastori della Chiesa dovrebbero essere in grado di individuare un’autentica sete di Dio e un intimo e personale rapporto con Lui. In sostanza la ricerca del significato è il meraviglioso bisogno della Verità e della Bontà che hanno il loro fondamento in Dio stesso Creatore di tutto ciò che esiste. Infatti è Dio stesso che risveglia questo desiderio nei cuori delle persone. Il pellegrinaggio spesso silenzioso verso la Verità Vivente il cui Spirito «dirige il corso dei tempi e rinnova la faccia della terra» (Gaudjum et Spes, n.26) è un «segno dei tempi» che esorta i membri della Chiesa a esaminare la credibilità della loro testimonianza cristiana (cfr. Pastores dabo vobis, n.6). I Pastori devono onestamente chiedersi se hanno prestato sufficiente attenzione alla sete del cuore umano di vera «acqua viva» che solo Cristo nostro Redentore può offrirci (cfr. Gv 4.7‑16). Essi dovrebbero insistere sulla dimensione spirituale della fede, sulla perenne freschezza del messaggio evangelico e sulla sua capacità di trasformare e rinnovare coloro che lo accettano.

San Paolo ci dice che dobbiamo «cercare le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio» (Col 3, I). Trascurare la dimensione soprannaturale della vita cristiana equivale a privare di significato il mistero di Cristo e della Chiesa: «Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compian­gere più di tutti gli uomini» (I Coi‑ 15, 19). Tuttavia, è triste il fatto che oggi alcuni cristiani soccombono alla tentazione «di ridurre il cristianesimo ad una sapienza nieramente umana, quasi scienza del buon vivere» (Redemptoris Missio, n. 11). Predicare una versione del cristianesimo che benevolmente ignora, quando addirittura non nega esplicitamente, che la nostra speranza ultima è la «risurrezione del corpo e vita eterna» (Credo apostolico) è contro l’Apocalisse e l’intera tradizione della Chiesa. Sono necessarie una predicazione e una catechesi su temi escatologici per eliminare la confusione riguardo alla vera natura della vita cristiana e all’inesauribile speranza della Chiesa nel suo Signore che è «la risurrezione e la vita» (Gv 11, 25).

4. II Catechismo della Chiesa cattolica offre un riassunto delle verità circa le «ultime cose» che Dio ci ha rivelato in Cristo (nn.988-l065) L’assoluta unicità di ogni persona umana e la morte come fine (11.10 13), il giudizio immediato dell’anima dopo la morte (n. 1022), le preghiere per i defunti nella necessità di purificazione che precede la visione di Dio (on. 1030‑1032), e la triste riflessione sull’esistenza e sull’eternità dell’inferno fanno parte dell’annuncio che obbedisce «di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso» (Riti 6, 17). La «pienezza della verità che Dio ci ha fatto conoscere intorno a se stesso» (Redemptoris Missio, n.5) ci dice che la vita del corpo ha una meta trascendente e che le decisioni e le azioni di questa vita hanno conse­guenze irrevocabili che non possono essere ignorate. Mentre molti preferiscono evitare tali «ultime cose» e alcuni sono tentati di pensare alla salvezza come a un diritto e ad un’ovvia conclusione, la Chiesa deve continuare a ricordare alle persone la grandiosa realtà della libertà umana, il prezzo della salvezza (cfr. I Car 7, 23) e le ricchezze della misericordia divina (cfr. Ef 2, 4). Nel fare questo la Chiesa difende il valore e la dignità di ogni individuo contro tutti i tentativi di degradare l’esistenza umana.

Dominus Iesus

circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, 6.8.2000

2.  La Chiesa, nel corso dei secoli, ha proclamato e testimoniato con fedeltà il Vangelo di Gesù. Al termine del secondo millennio cristiano, però, questa missione è ancora lontana dal suo compimento. È per questo più che mai attuale oggi il grido dell’apostolo Paolo sull’impegno missionario di ogni battezzato: «Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è una necessità che mi si impone: guai a me se non predicassi il vangelo!» (1 Cor 9,16). Ciò spiega la particolare attenzione che il Magistero ha dedicato a motivare e a sostenere la missione evangelizzatrice della Chiesa, soprattutto in rapporto alle tradizioni religiose del mondo.3

Prendendo in considerazione i valori che esse testimoniano ed offrono all’umanità, con un approccio aperto e positivo, la Dichiarazione conciliare sulla relazione della Chiesa con le religioni non cristiane afferma: «La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini».4 Proseguendo su questa linea, l’impegno ecclesiale di annunciare Gesù Cristo, «la via, la verità e la vita» (Gv 14,6), si avvale oggi anche della pratica del dialogo interreligioso, che certo non sostituisce, ma accompagna la missio ad gentes, per quel «mistero di unità», dal quale « deriva che tutti gli uomini e tutte le donne che sono salvati partecipano, anche se in modo differente, allo stesso mistero di salvezza in Gesù Cristo per mezzo del suo Spirito».5 Tale dialogo, che fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa,6 comporta un atteggiamento di comprensione e un rapporto di conoscenza reciproca e di mutuo arricchimento, nell’obbedienza alla verità e nel rispetto della libertà.7

4. Il perenne annuncio missionario della Chiesa viene oggi messo in pericolo da teorie di tipo relativistico, che intendono giustificare il pluralismo religioso, non solo de facto ma anche de iure (o di principio). Di conseguenza, si ritengono superate verità come, ad esempio, il carattere definitivo e completo della rivelazione di Gesù Cristo, la natura della fede cristiana rispetto alla credenza nelle altre religioni, il carattere ispirato dei libri della Sacra Scrittura, l’unità personale tra il Verbo eterno e Gesù di Nazareth, l’unità dell’economia del Verbo incarnato e dello Spirito Santo, l’unicità e l’universalità salvifica del mistero di Gesù Cristo, la mediazione salvifica universale della Chiesa, l’inseparabilità, pur nella distinzione, tra il Regno di Dio, Regno di Cristo e la Chiesa, la sussistenza nella Chiesa cattolica dell’unica Chiesa di Cristo. “

5. (..) Deve essere (..) fermamente creduta l’affermazione che nel mistero di Gesù Cristo, Figlio di Dio incarnato, il quale è ” la via, la verità e la vita ” (Gv 14,6), si dà la rivelazione della pienezza della verità divina: ” Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare ” (Mt 11,27); ” Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato ” (Gv 1,18); “È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità e voi avete in lui parte alla sua pienezza ” (Col 2,9-10).

7. L’obbedienza della fede comporta l’accoglienza della verità della rivelazione di Cristo, garantita da Dio, che è la Verità stessa: «La fede è innanzi tutto una adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato». La fede, quindi, «dono di Dio» e «virtù soprannaturale da lui infusa», comporta una duplice adesione: a Dio, che rivela, e alla verità da lui rivelata, per la fiducia che si accorda alla persona che l’afferma. Per questo « non dobbiamo credere in nessun altro se non in Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo».20

(…) Deve essere, quindi, fermamente ritenuta la distinzione tra la fede teologale e la credenza nelle altre religioni. Se la fede è l’accoglienza nella grazia della verità rivelata, “che permette di entrare all’interno del mistero, favorendone la coerente intelligenza”, la credenza nelle altre religioni è quell’insieme di esperienza e di pensiero, che costituiscono i tesori umani di saggezza e di religiosità, che l’uomo nella sua ricerca della verità ha ideato e messo in atto nel suo riferimento al Divino e all’Assoluto. (…)

8. Si avanza anche l’ipotesi circa il valore ispirato dei testi sacri di altre religioni. Certo, bisogna riconoscere come alcuni elementi presenti in essi siano di fatto strumenti, attraverso i quali moltitudini di persone, nel corso dei secoli, hanno potuto e ancora oggi possono alimentare e conservare il loro rapporto religioso con Dio. Per questo, considerando i modi di agire, i precetti e le dottrine delle altre religioni, il Concilio Vaticano II - come è stato sopra ricordato - afferma che, “quantunque in molti punti differiscano da quanto essa [la Chiesa] crede e propone, tuttavia, non raramente riflettono un raggio di quella Verità, che illumina tutti gli uomini”. La tradizione della Chiesa, però, riserva la qualifica di testi ispirati ai libri canonici dell’Antico e del Nuovo Testamento, in quanto ispirati dallo Spirito Santo. Raccogliendo questa tradizione, la Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione del Concilio Vaticano II insegna: “Infatti la santa madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché, essendo scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo (cf. Gv 20,31; 2 Tm 3,16; 2 Pt 1,19-21; 3,15-16), hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa”. Tali libri ” insegnano fermamente, fedelmente e senza errore la verità che Dio in vista della nostra salvezza volle fosse messa per iscritto nelle sacre lettere”.

9. Nella riflessione teologica contemporanea spesso emerge un approccio a Gesù di Nazaret, considerato come una figura storica particolare, finita, rivelatrice del divino in misura non esclusiva, ma complementare ad altre presenze rivelatrici e salvifiche. L’Infinito, l’Assoluto, il Mistero ultimo di Dio si manifesterebbe così all’umanità in tanti modi e in tante figure storiche: Gesù di Nazaret sarebbe una di esse. Più concretamente, egli sarebbe per alcuni uno dei tanti volti che il Logos avrebbe assunto nel corso del tempo per comunicare salvificamente con l’umanità. (…)

10. Queste tesi contrastano profondamente con la fede cristiana. Deve essere, infatti, fermamente creduta la dottrina di fede che proclama che Gesù di Nazaret, figlio di Maria, e solamente lui, è il Figlio e il Verbo del Padre. Il Verbo, che “era in principio presso Dio” (Gv 1,2), è lo stesso ” che si è fatto carne” (Gv 1,14). In Gesù “il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16) ” abita corporalmente tutta la pienezza della divinità ” (Col 2,9). Egli è “il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre” (Gv 1,18), il suo ” Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione [...]. Piacque a Dio di far abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, pacificando col sangue della sua croce le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli” (Col 1,13-14.19-20).”

14. Deve essere, quindi, fermamente creduto come verità di fede cattolica che la volontà salvifica universale di Dio Uno e Trino è offerta e compiuta una volta per sempre nel mistero dell’incarnazione, morte e risurrezione del Figlio di Dio. (…) Risulterebbero (..) contrarie alla fede cristiana e cattolica quelle proposte di soluzione, che prospettassero un agire salvifico di Dio al di fuori dell’unica mediazione di Cristo.

15. (…)In questo senso si può e si deve dire che Gesù Cristo ha un significato e un valore per il genere umano e la sua storia, singolare e unico, a lui solo proprio, esclusivo, universale, assoluto

16. (…) in connessione con l’unicità e l’universalità della mediazione salvifica di Gesù Cristo, deve essere fermamente creduta come verità di fede cattolica l’unicità della Chiesa da lui fondata. Così come c’è un solo Cristo, esiste un solo suo Corpo, una sola sua Sposa: ” una sola Chiesa cattolica e apostolica “.

17. Esiste quindi un’unica Chiesa di Cristo, che sussiste nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui. Le Chiese che, pur non essendo in perfetta comunione con la Chiesa Cattolica, restano unite ad essa per mezzo di strettissimi vincoli, quali la successione apostolica e la valida Eucaristia, sono vere Chiese particolari. Perciò anche in queste Chiese è presente e operante la Chiesa di Cristo, sebbene manchi la piena comunione con la Chiesa cattolica, in quanto non accettano la dottrina cattolica del Primato che, secondo il volere di Dio, il Vescovo di Roma oggettivamente ha ed esercita su tutta la Chiesa. Invece le comunità ecclesiali che non hanno conservato l’Episcopato valido e la genuina e integra sostanza del mistero eucaristico, non sono Chiese in senso proprio; tuttavia i battezzati in queste comunità sono dal Battesimo incorporati a Cristo e, perciò, sono in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa. Il Battesimo infatti di per sé tende al completo sviluppo della vita in Cristo mediante l’integra professione di fede, l’Eucaristia e la piena comunione nella Chiesa.

18. (…) “non si può disgiungere il Regno dalla Chiesa” (cit. dalla RedMissio)

20. (…) deve essere fermamente creduto che la ” Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo è il mediatore e la via della salvezza; ed egli si rende presente a noi nel suo Corpo che è la Chiesa. Ora Cristo, sottolineando a parole esplicite la necessità della fede e del battesimo (cf. Mc 16,16; Gv 3,5), ha insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo come per una porta “. Questa dottrina non va contrapposta alla volontà salvifica universale di Dio (cf. 1 Tm 2,4); perciò ” è necessario tener congiunte queste due verità, cioè la reale possibilità della salvezza in Cristo per tutti gli uomini e la necessità della Chiesa in ordine a tale salvezza “.

(…) sarebbe contrario alla fede cattolica considerare la Chiesa come una via di salvezza accanto a quelle costituite dalle altre religioni, le quali sarebbero complementari alla Chiesa, anzi sostanzialmente equivalenti ad essa, pur se convergenti con questa verso il Regno di Dio escatologico

Certamente, le varie tradizioni religiose contengono e offrono elementi di religiosità, che procedono da Dio, e che fanno parte di “quanto opera lo Spirito nel cuore degli uomini e nella storia dei popoli, nelle culture e nelle religioni”. Di fatto alcune preghiere e alcuni riti delle altre religioni possono assumere un ruolo di preparazione evangelica, in quanto sono occasioni o pedagogie in cui i cuori degli uomini sono stimolati ad aprirsi all’azione di Dio. Ad essi tuttavia non può essere attribuita l’origine divina e l’efficacia salvifica ex opere operato, che è propria dei sacramenti cristiani. D’altronde non si può ignorare che altri riti, in quanto dipendenti da superstizioni o da altri errori (cf. 1 Cor 10,20-21), costituiscono piuttosto un ostacolo per la salvezza

22. (…) La missione ad gentes anche nel dialogo interreligioso ” conserva in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità “. In effetti, ” Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,4): vuole la salvezza di tutti attraverso la conoscenza della verità. La salvezza si trova nella verità. Coloro che obbediscono alla mozione dello Spirito di verità sono già sul cammino della salvezza; ma la Chiesa, alla quale questa verità è stata affidata, deve andare incontro al loro desiderio offrendola loro. Proprio perché crede al disegno universale di salvezza, la Chiesa deve essere missionaria “. Il dialogo perciò, pur facendo parte della missione evangelizzatrice, è solo una delle azioni della Chiesa nella sua missione ad gentes. La parità, che è presupposto del dialogo, si riferisce alla pari dignità personale delle parti, non ai contenuti dottrinali né tanto meno a Gesù Cristo, che è Dio stesso fatto Uomo, in confronto con i fondatori delle altre religioni. La Chiesa infatti, guidata dalla carità e dal rispetto della libertà, dev’essere impegnata primariamente ad annunciare a tutti gli uomini la verità, definitivamente rivelata dal Signore, ed a proclamare la necessità della conversione a Gesù Cristo e dell’adesione alla Chiesa attraverso il Battesimo e gli altri sacramenti, per partecipare in modo pieno alla comunione con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. D’altronde la certezza della volontà salvifica universale di Dio non allenta, ma aumenta il dovere e l’urgenza dell’annuncio della salvezza e della conversione al Signore Gesù Cristo.

23. (…) I Padri del Concilio Vaticano II, trattando il tema della vera religione, affermarono: ” Noi crediamo che questa unica vera religione sussiste nella Chiesa cattolica e apostolica, alla quale il Signore Gesù ha affidato il compito di diffonderla tra tutti gli uomini, dicendo agli apostoli: “Andate dunque, ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28,19-20).

Fides et ratio

di Giovanni Paolo II, 1998

La nostra epoca è stata qualificata da certi pensatori come l’epoca della « post-modernità ». Questo termine, utilizzato non di rado in contesti tra loro molto distanti, designa l’emergere di un insieme di fattori nuovi, che quanto ad estensione ed efficacia si sono rivelati capaci di determinare cambiamenti significativi e durevoli. Così il termine è stato dapprima impiegato a proposito di fenomeni d’ordine estetico, sociale, tecnologico. Successivamente è stato trasferito in ambito filosofico, restando però segnato da una certa ambiguità, sia perché il giudizio su ciò che è qualificato come « post-moderno » è a volte positivo ed a volte negativo, sia perché non vi è consenso sul delicato problema della delimitazione delle varie epoche storiche. Una cosa tuttavia è fuori dubbio: le correnti di pensiero che si richiamano alla post-modernità meritano un’adeguata attenzione. Secondo alcune di esse, infatti, il tempo delle certezze sarebbe irrimediabilmente passato, l’uomo dovrebbe ormai imparare a vivere in un orizzonte di totale assenza di senso, all’insegna del provvisorio e del fuggevole. Parecchi autori, nella loro critica demolitrice di ogni certezza, ignorando le necessarie distinzioni, contestano anche le certezze della fede.

Questo nichilismo trova in qualche modo una conferma nella terribile esperienza del male che ha segnato la nostra epoca. Dinanzi alla drammaticità di questa esperienza, l’ottimismo razionalista che vedeva nella storia l’avanzata vittoriosa della ragione, fonte di felicità e di libertà, non ha resistito, al punto che una delle maggiori minacce, in questa fine di secolo, è la tentazione della disperazione.

Resta tuttavia vero che una certa mentalità positivista continua ad accreditare l’illusione che, grazie alle conquiste scientifiche e tecniche, l’uomo, quale demiurgo, possa giungere da solo ad assicurarsi il pieno dominio del suo destino.

92. In quanto intelligenza della Rivelazione, la teologia nelle diverse epoche storiche si è sempre trovata a dover recepire le istanze delle varie culture per poi mediare in esse, con una concettualizzazione coerente, il contenuto della fede. Anche oggi un duplice compito le spetta. Da una parte, infatti, essa deve sviluppare l’impegno che il Concilio Vaticano II, a suo tempo, le ha affidato: rinnovare le proprie metodologie in vista di un servizio più efficace all’evangelizzazione. Come non pensare, in questa prospettiva, alle parole pronunciate dal Sommo Pontefice Giovanni XXIII in apertura del Concilio? Egli disse allora: « E necessario che, aderendo alla viva attesa di quanti amano sinceramente la religione cristiana, cattolica, apostolica, questa dottrina sia più largamente e più profondamente conosciuta, e che gli spiriti ne siano più pienamente istruiti e formati; è necessario che questa dottrina certa ed immutabile, che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che corrisponda alle esigenze del nostro tempo ». (…)

Credere nella possibilità di conoscere una verità universalmente valida non è minimamente fonte di intolleranza; al contrario, è condizione necessaria per un sincero e autentico dialogo tra le persone. Solamente a questa condizione è possibile superare le divisioni e percorrere insieme il cammino verso la verità tutta intera, seguendo quei sentieri che solo lo Spirito del Signore risorto conosce. (109) Come l’esigenza di unità si configuri concretamente oggi, in vista dei compiti attuali della teologia, è quanto desidero ora indicare.(…)

Se l’intellectus fidei vuole integrare tutta la ricchezza della tradizione teologica, deve ricorrere alla filosofia dell’essere. Questa dovrà essere in grado di riproporre il problema dell’essere secondo le esigenze e gli apporti di tutta la tradizione filosofica, anche quella più recente, evitando di cadere in sterili ripetizioni di schemi antiquati. La filosofia dell’essere, nel quadro della tradizione metafisica cristiana, è una filosofia dinamica che vede la realtà nelle sue strutture ontologiche, causali e comunicative. Essa trova la sua forza e perennità nel fatto di fondarsi sull’atto stesso dell’essere, che permette l’apertura piena e globale verso tutta la realtà, oltrepassando ogni limite fino a raggiungere Colui che a tutto dona compimento. Nella teologia, che riceve i suoi principi dalla Rivelazione quale nuova fonte di conoscenza, questa prospettiva trova conferma secondo l’intimo rapporto tra fede e razionalità metafisica. (…)

Insistendo in tal modo sull’importanza e sulle vere dimensioni del pensiero filosofico, la Chiesa promuove insieme sia la difesa della dignità dell’uomo sia l’annuncio del messaggio evangelico. Per tali compiti non vi è oggi, infatti, preparazione più urgente di questa: portare gli uomini alla scoperta della loro capacità di conoscere il vero (124) e del loro anelito verso un senso ultimo e definitivo dell’esistenza. Nella prospettiva di queste esigenze profonde, iscritte da Dio nella natura umana, appare anche più chiaro il significato umano e umanizzante della parola di Dio. Grazie alla mediazione di una filosofia divenuta anche vera saggezza, l’uomo contemporaneo giungerà così a riconoscere che egli sarà tanto più uomo quanto più, affidandosi al Vangelo, aprirà se stesso a Cristo.(…)

Argomentando alla luce della ragione e secondo le sue regole, il filosofo cristiano, pur sempre guidato dall’intelligenza ulteriore che gli dà la parola di Dio, può sviluppare una riflessione che sarà comprensibile e sensata anche per chi non afferra ancora la verità piena che la Rivelazione divina manifesta. Tale terreno d’intesa e di dialogo è oggi tanto più importante in quanto i problemi che si pongono con più urgenza all’umanità - si pensi al problema ecologico, al problema della pace o della convivenza delle razze e delle culture - trovano una possibile soluzione alla luce di una chiara e onesta collaborazione dei cristiani con i fedeli di altre religioni e con quanti, pur non condividendo una credenza religiosa, hanno a cuore il rinnovamento dell’umanità. Lo ha affermato il Concilio Vaticano II: « Per quanto ci riguarda, il desiderio di stabilire un dialogo che sia ispirato dal solo amore della verità e condotto con la opportuna prudenza, non esclude nessuno: né coloro che hanno il culto di alti valori umani, benché non ne riconoscano ancora la Sorgente, né coloro che si oppongono alla Chiesa e la perseguitano in diverse maniere ». Una filosofia, nella quale risplenda anche qualcosa della verità di Cristo, unica risposta definitiva ai problemi dell’uomo, sarà un sostegno efficace per quell’etica vera e insieme planetaria di cui oggi l’umanità ha bisogno.

La sfida delle sette o nuovi movimenti religiosi: un approccio pastorale

del Card. Francis Arinze, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-Religioso, Relazione generale al Concistoro Straordinario del 1991.

Il sorgere e il diffondersi di sette o nuovi movimenti religiosi è un fenomeno notevole nella storia religiosa dei nostri tempi. Gruppi neo-religiosi, quasi-religiosi e pseudo-religiosi sembrano essere nati o essere stati importati dall’oggi al domani. Essi operano con una considerevole vitalità. Alcuni di loro sono di natura esoterica. Altri hanno avuto origine da una loro propria interpretazione della Bibbia. E molti affondano le loro radici nelle religioni dell’Africa o dell’Asia, oppure combinano in maniera sincretista elementi di queste religioni con il cristianesimo. Alcuni vescovi hanno usato la parola «allarmante» per riferirsi alle attività di queste sette o movimenti. Ciò che allarma maggiormente è il fatto che un crescente numero di cattolici è attirato da questi gruppi. Inoltre l’atteggiamento aggressivo adottato da alcuni di loro contro la Chiesa cattolica o altre Chiese e Comunità Ecclesiali, rende le relazioni abbastanza difficoltose. D’altro canto, non meno preoccupante è la silenziosa penetrazione fra i cristiani di movimenti non cristiani, che favoriscono la doppia appartenenza. Questi movimenti guadagnano terreno al di là dei propri confini attraverso la diffusione di credenze e pratiche che sono contrarie alle verità essenziali della fede.(…) I gruppi variano molto per credenze, origini, dimensioni, mezzi di reclutamento, modelli di comportamento e atteggiamento verso la Chiesa o altri gruppi religiosi e società. (…) Sono apparsi nella forma attuale dopo la seconda guerra mondiale, si presentano come alternativa alle religioni istituzionali ufficiali e alla cultura prevalente. Sono chiamati «religiosi» perché dichiarano di offrire una visione del mondo religiosa o sacra, oppure mezzi per raggiungere altri obiettivi come la conoscenza trascendentale, l’illuminazione spirituale o l’autorealizzazione, o perché offrono ai membri le loro risposte a questioni fondamentali, quali il significato della vita o il posto di ciascuno nell’universo.(…)

Vi sono movimenti basati sulla Sacra Scrittura. Sono perciò cristiani o derivano dal cristianesimo. Formano la maggioranza di quei movimenti o sette che causano una grave preoccupazione pastorale ai Pastori della Chiesa specialmente nei paesi tradizionalmente cattolici come l’America Latina o le Filippine. Un secondo gruppo di NMR comprende quelli derivati da altre religioni come l’induismo, il buddhismo o le religioni tradizionali. Alcuni di loro assumono in maniera sincretista elementi provenienti dal cristianesimo.

Un terzo gruppo di sette mostra segni del disfacimento dell’idea genuina di religione e un ritorno al paganesimo. Non chiare nelle loro idee di Dio Creatore, esse hanno elementi di magia, superstizione, astrologia, spiritismo, stregoneria, politeismo e perfino culto satanico. Mostrano i segni di una cultura che sta diventando spiritualmente pigra o stanca dell’esasperato razionalismo della moderna civiltà tecnologica.

Un quarto gruppo comprende le sette che sono gnostiche. Nelle loro rivendicazioni naturalistiche, sembrano offrire alla gente la possibilità di liberarsi dal peso della libertà e della responsabilità, e di avviarsi su una strada che non richiede decisioni morali ma offre soltanto «illuminazione». (…)

Pagine: 1 2 3

Gesù Cristo portatore dell’acqua viva

Pontificio Consiglio della Cultura e Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, 2003

Il Cristo Cosmico. Nei primi tempi del cristianesimo, i credenti in Gesù Cristo furono costretti ad affrontare le religioni gnostiche. Non le ignorarono, ma presero questa sfida positivamente e applicarono a Cristo stesso i termini utilizzati per le divinità cosmiche. L’esempio più chiaro di questo è il famoso inno a Cristo contenuto nella Lettera che San Paolo rivolge alla comunità cristiana di Colossi:

Egli è l’immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura;poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tute le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli (Col 1, 15-20).

Per questi primi cristiani non c’era alcuna nuova era cosmica da attendere. Con questo inno celebravano il compimento di tutte le cose iniziato con Cristo. « Il tempo in realtà si è compiuto per il fatto stesso che Dio, con l’incarnazione, si è calato dentro la storia dell’uomo. L’eternità è entrata nel tempo: quale “compimento” più grande di questo? Quale altro “compimento” sarebbe possibile? ». Il credo gnostico nei poteri cosmici e in un qualche oscuro tipo di destino nega la possibilità di un rapporto con un Dio personale rivelato in Cristo. Per i cristiani, il vero Cristo cosmico è colui che è attivamente presente nei vari membri del suo corpo, che è la Chiesa. Non si rivolgono a poteri cosmici impersonali, ma alla sollecitudine amorevole di un Dio personale. Per loro il biocentrismo cosmico va trasferito in un insieme di rapporti sociali (nella Chiesa). Inoltre, i cristiani non sono bloccati in un modello ciclico di eventi cosmici, ma si concentrano sul Gesù storico, in particolare sulla sua crocifissione e resurrezione. Noi troviamo nella Lettera ai Colossesi e nel Nuovo Testamento una dottrina su Dio differente da quella implicita nel pensiero New Age: la concezione cristiana di Dio è quella di una Trinità di Persone che ha creato la razza umana per il desiderio di condividere la comunione della vita trinitaria con le creature. Compreso nella maniera esatta, ciò significa che l’autentica spiritualità non è tanto la nostra ricerca di Dio ma Dio che cerca noi.

Nei circoli del New Age si è diffusa un’altra idea totalmente diversa del significato cosmico di Cristo. « Il Cristo Cosmico è il modello divino che trova connessione nella persona di Gesù Cristo (ma non si limita a questa persona). Il modello divino di questa connessione si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi (Gv 1, 14). Il Cristo Cosmico… conduce ad un nuovo esodo dalla schiavitù e dal pessimismo di un universo newtoniano, meccanicistico, pieno di competizione, con vincitori e vinti, dualismi, antropocentrismo, nonché dal tedio di veder il nostro entusiasmante universo descritto come una macchina priva di mistero e misticismo. Il Cristo Cosmico è locale e storico, davvero legato intimamente alla storia umana. Il Cristo Cosmico può vivere alla porta accanto o persino all’interno del più profondo e autentico sé di ognuno ». Sebbene questa spiegazione può non soddisfare tutti coloro che hanno a che fare con il New Age, è molto incisiva e mostra con chiarezza assoluta dove siano le differenze fra queste due visioni di Cristo. Per il New Age il Cristo Cosmico è un modello che può ripetersi in molte persone, luoghi e tempi; è il portatore di un enorme mutamento di paradigmi; è, in definitiva, un potenziale dentro di noi.

Per la fede cristiana, Gesù Cristo non è un modello, ma una persona divina la cui figura umano-divina rivela il mistero dell’amore del Padre per la razza umana attraverso la storia (Gv. 3, 16). Egli vive in noi perché condivide con noi la sua vita, ma questo non è né imposto né automatico. Tutti gli uomini e tutte le donne sono invitati a partecipare alla sua vita, a vivere « in Cristo ».

Pagine: 1 2

Teologia

LETTERA ENCICLICA
DEUS CARITAS EST
DEL SOMMO PONTEFICE
BENEDETTO XVI
AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
E A TUTTI I FEDELI LAICI
SULL’AMORE CRISTIANO

 

INTRODUZIONE

1. « Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui » (1 Gv 4, 16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l’immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell’uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell’esistenza cristiana: « Noi abbiamo riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto ».

Abbiamo creduto all’amore di Dio - così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Nel suo Vangelo Giovanni aveva espresso quest’avvenimento con le seguenti parole: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui … abbia la vita eterna » (3, 16). Con la centralità dell’amore, la fede cristiana ha accolto quello che era il nucleo della fede d’Israele e al contempo ha dato a questo nucleo una nuova profondità e ampiezza. L’Israelita credente, infatti, prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze » ( 6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell’amore di Dio con quello dell’amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: « Amerai il tuo prossimo come te stesso » (19, 18; cfr Mc 12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l’amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell’amore, col quale Dio ci viene incontro.

In un mondo in cui al nome di Dio viene a volte collegata la vendetta o perfino il dovere dell’odio e della violenza, questo è un messaggio di grande attualità e di significato molto concreto. Per questo nella mia prima Enciclica desidero parlare dell’amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato agli altri. Ecco così indicate le due grandi parti di questa Lettera, tra loro profondamente connesse. La prima avrà un’indole più speculativa, visto che in essa vorrei precisare - all’inizio del mio Pontificato - alcuni dati essenziali sull’amore che Dio, in modo misterioso e gratuito, offre all’uomo, insieme all’intrinseco legame di quell’Amore con la realtà dell’amore umano. La seconda parte avrà un carattere più concreto, poiché tratterà dell’esercizio ecclesiale del comandamento dell’amore per il prossimo. L’argomento si presenta assai vasto; una lunga trattazione, tuttavia, eccede lo scopo della presente Enciclica. È mio desiderio insistere su alcuni elementi fondamentali, così da suscitare nel mondo un rinnovato dinamismo di impegno nella risposta umana all’amore divino.

Pagine: 1 2 3 4

Dogmatica

PAOLO VESCOVO
SERVO DEI SERVI DI DIO
UNITAMENTE AI PADRI DEL SACRO CONCILIO
A PERPETUA MEMORIA

COSTITUZIONE DOGMATICA SULLA CHIESA
LUMEN GENTIUM

21 novembre 1964

CAPITOLO I

IL MISTERO DELLA CHIESA

La Chiesa è sacramento in Cristo

1. Cristo è la luce delle genti: questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura (cfr. Mc 16,15), illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa. E siccome la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano, continuando il tema dei precedenti Concili, intende con maggiore chiarezza illustrare ai suoi fedeli e al mondo intero la propria natura e la propria missione universale. Le presenti condizioni del mondo rendono più urgente questo dovere della Chiesa, affinché tutti gli uomini, oggi più strettamente congiunti dai vari vincoli sociali, tecnici e culturali, possano anche conseguire la piena unità in Cristo.

Disegno salvifico universale del Padre

2. L’eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, creò l’universo; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina; dopo la loro caduta in Adamo non li abbandonò, ma sempre prestò loro gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore, « il quale è l’immagine dell’invisibile Dio, generato prima di ogni creatura » (Col 1,15). Tutti infatti quelli che ha scelto, il Padre fino dall’eternità « li ha distinti e li ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli » (Rm 8,29). I credenti in Cristo, li ha voluti chiamare a formare la santa Chiesa, la quale, già annunciata in figure sino dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo d’Israele e nell’antica Alleanza [1], stabilita infine « negli ultimi tempi », è stata manifestata dall’effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli. Allora, infatti, come si legge nei santi Padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, « dal giusto Abele fino all’ultimo eletto » [2], saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale.

Missione del Figlio

3. È venuto quindi il Figlio, mandato dal Padre, il quale ci ha scelti in lui prima della fondazione del mondo e ci ha predestinati ad essere adottati in figli, perché in lui volle accentrare tutte le cose (cfr. Ef 1,4-5 e 10). Perciò Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il regno dei cieli e ci ha rivelato il mistero di lui, e con la sua obbedienza ha operato la redenzione. La Chiesa, ossia il regno di Cristo già presente in mistero, per la potenza di Dio cresce visibilmente nel mondo. Questo inizio e questa crescita sono significati dal sangue e dall’acqua, che uscirono dal costato aperto di Gesù crocifisso (cfr. Gv 19,34), e sono preannunziati dalle parole del Signore circa la sua morte in croce: « Ed io, quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me » (Gv 12,32). Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato (cfr. 1 Cor 5,7), viene celebrato sull’altare, si rinnova l’opera della nostra redenzione. E insieme, col sacramento del pane eucaristico, viene rappresentata ed effettuata l’unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo (cfr. 1 Cor 10,17). Tutti gli uomini sono chiamati a questa unione con Cristo, che è la luce del mondo; da lui veniamo, per mezzo suo viviamo, a lui siamo diretti.

Lo Spirito santificatore della Chiesa

4. Compiuta l’opera che il Padre aveva affidato al Figlio sulla terra (cfr. Gv 17,4), il giorno di Pentecoste fu inviato lo Spirito Santo per santificare continuamente la Chiesa e affinché i credenti avessero così attraverso Cristo accesso al Padre in un solo Spirito (cfr. Ef 2,18). Questi è lo Spirito che dà la vita, una sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna (cfr. Gv 4,14; 7,38-39); per mezzo suo il Padre ridà la vita agli uomini, morti per il peccato, finché un giorno risusciterà in Cristo i loro corpi mortali (cfr. Rm 8,10-11). Lo Spirito dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio (cfr. 1 Cor 3,16; 6,19) e in essi prega e rende testimonianza della loro condizione di figli di Dio per adozione (cfr. Gal 4,6; Rm 8,15-16 e 26). Egli introduce la Chiesa nella pienezza della verità (cfr. Gv 16,13), la unifica nella comunione e nel ministero, la provvede e dirige con diversi doni gerarchici e carismatici, la abbellisce dei suoi frutti (cfr. Ef 4,11-12; 1 Cor 12,4; Gal 5,22). Con la forza del Vangelo la fa ringiovanire, continuamente la rinnova e la conduce alla perfetta unione col suo Sposo [3]. Poiché lo Spirito e la sposa dicono al Signore Gesù: « Vieni » (cfr. Ap 22,17).

Così la Chiesa universale si presenta come « un popolo che deriva la sua unità dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo » [4].

Il regno di Dio

5. Il mistero della santa Chiesa si manifesta nella sua stessa fondazione. Il Signore Gesù, infatti, diede inizio ad essa predicando la buona novella, cioè l’avvento del regno di Dio da secoli promesso nella Scrittura: « Poiché il tempo è compiuto, e vicino è il regno di Dio » (Mc 1,15; cfr. Mt 4,17). Questo regno si manifesta chiaramente agli uomini nelle parole, nelle opere e nella presenza di Cristo. La parola del Signore è paragonata appunto al seme che viene seminato nel campo (cfr. Mc 4,14): quelli che lo ascoltano con fede e appartengono al piccolo gregge di Cristo (cfr. Lc 12,32), hanno accolto il regno stesso di Dio; poi il seme per virtù propria germoglia e cresce fino al tempo del raccolto (cfr. Mc 4,26-29). Anche i miracoli di Gesù provano che il regno è arrivato sulla terra: « Se con il dito di Dio io scaccio i demoni, allora è già pervenuto tra voi il regno di Dio » (Lc 11,20; cfr. Mt 12,28). Ma innanzi tutto il regno si manifesta nella stessa persona di Cristo, figlio di Dio e figlio dell’uomo, il quale è venuto « a servire, e a dare la sua vita in riscatto per i molti » (Mc 10,45). Quando poi Gesù, dopo aver sofferto la morte in croce per gli uomini, risorse, apparve quale Signore e messia e sacerdote in eterno (cfr. At 2,36; Eb 5,6; 7,17-21), ed effuse sui suoi discepoli lo Spirito promesso dal Padre (cfr. At 2,33). La Chiesa perciò, fornita dei doni del suo fondatore e osservando fedelmente i suoi precetti di carità, umiltà e abnegazione, riceve la missione di annunziare e instaurare in tutte le genti il regno di Cristo e di Dio, e di questo regno costituisce in terra il germe e l’inizio. Intanto, mentre va lentamente crescendo, anela al regno perfetto e con tutte le sue forze spera e brama di unirsi col suo re nella gloria.

Le immagini della Chiesa

6. Come già nell’Antico Testamento la rivelazione del regno viene spesso proposta in figure, così anche ora l’intima natura della Chiesa ci si fa conoscere attraverso immagini varie, desunte sia dalla vita pastorale o agricola, sia dalla costruzione di edifici o anche dalla famiglia e dagli sponsali, e che si trovano già abbozzate nei libri dei profeti.

La Chiesa infatti è un ovile, la cui porta unica e necessaria è Cristo (cfr. Gv 10,1-10). È pure un gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che ne sarebbe il pastore (cfr. Is 40,11; Ez 34,11 ss), e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono però incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il buon Pastore e principe dei pastori (cfr. Gv 10,11; 1 Pt 5,4), il quale ha dato la vita per le pecore (cfr. Gv 10,11-15).

La Chiesa è il podere o campo di Dio (cfr. 1 Cor 3,9). In quel campo cresce l’antico olivo, la cui santa radice sono stati i patriarchi e nel quale è avvenuta e avverrà la riconciliazione dei Giudei e delle Genti (cfr. Rm 11,13-26). Essa è stata piantata dal celeste agricoltore come vigna scelta (Mt 21,33-43, par.; cfr. Is 5,1 ss). Cristo è la vera vite, che dà vita e fecondità ai tralci, cioè a noi, che per mezzo della Chiesa rimaniamo in lui, e senza di lui nulla possiamo fare (cfr. Gv 15,1-5).

Più spesso ancora la Chiesa è detta edificio di Dio (cfr. 1 Cor 3,9). Il Signore stesso si paragonò alla pietra che i costruttori hanno rigettata, ma che è divenuta la pietra angolare (Mt 21,42 par.). Sopra quel fondamento la Chiesa è costruita dagli apostoli (cfr. 1 Cor 3,11) e da esso riceve stabilità e coesione. Questo edificio viene chiamato in varie maniere: casa di Dio (cfr. 1 Tm 3,15), nella quale cioè abita la sua famiglia, la dimora di Dio nello Spirito (cfr. Ef 2,19-22), la dimora di Dio con gli uomini (cfr. Ap 21,3), e soprattutto tempio santo, il quale, rappresentato dai santuari di pietra, è l’oggetto della lode dei santi Padri ed è paragonato a giusto titolo dalla liturgia alla città santa, la nuova Gerusalemme [5]. In essa infatti quali pietre viventi veniamo a formare su questa terra un tempio spirituale (cfr. 1 Pt 2,5). E questa città santa Giovanni la contempla mentre, nel momento in cui si rinnoverà il mondo, scende dal cielo, da presso Dio, « acconciata come sposa adornatasi per il suo sposo » (Ap 21,1s).

La Chiesa, chiamata « Gerusalemme celeste » e « madre nostra » (Gal 4,26; cfr. Ap 12,17), viene pure descritta come l’immacolata sposa dell’Agnello immacolato (cfr. Ap 19,7; 21,2 e 9; 22,17), sposa che Cristo « ha amato.. . e per essa ha dato se stesso, al fine di santificarla » (Ef 5,26), che si è associata con patto indissolubile ed incessantemente « nutre e cura » (Ef 5,29), che dopo averla purificata, volle a sé congiunta e soggetta nell’amore e nella fedeltà (cfr. Ef 5,24), e che, infine, ha riempito per sempre di grazie celesti, onde potessimo capire la carità di Dio e di Cristo verso di noi, carità che sorpassa ogni conoscenza (cfr. Ef 3,19). Ma mentre la Chiesa compie su questa terra il suo pellegrinaggio lontana dal Signore (cfr. 2 Cor 5,6), è come un esule, e cerca e pensa alle cose di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio, dove la vita della Chiesa è nascosta con Cristo in Dio, fino a che col suo sposo comparirà rivestita di gloria (cfr. Col 3,1-4).

La Chiesa, corpo mistico di Cristo

7. Il Figlio di Dio, unendo a sé la natura umana e vincendo la morte con la sua morte e resurrezione, ha redento l’uomo e l’ha trasformato in una nuova creatura (cfr. Gal 6,15; 2 Cor 5,17). Comunicando infatti il suo Spirito, costituisce misticamente come suo corpo i suoi fratelli, che raccoglie da tutte le genti.

In quel corpo la vita di Cristo si diffonde nei credenti che, attraverso i sacramenti si uniscono in modo arcano e reale a lui sofferente e glorioso [6]. Per mezzo del battesimo siamo resi conformi a Cristo: « Infatti noi tutti « fummo battezzati in un solo Spirito per costituire un solo corpo » (1 Cor 12,13). Con questo sacro rito viene rappresentata e prodotta la nostra unione alla morte e resurrezione di Cristo: « Fummo dunque sepolti con lui per l’immersione a figura della morte »; ma se, fummo innestati a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una resurrezione simile alla sua » (Rm 6,4-5). Partecipando realmente del corpo del Signore nella frazione del pane eucaristico, siamo elevati alla comunione con lui e tra di noi: « Perché c’è un solo pane, noi tutti non formiamo che un solo corpo, partecipando noi tutti di uno stesso pane» (1 Cor 10,17). Così noi tutti diventiamo membri di quel corpo (cfr. 1 Cor 12,27), «e siamo membri gli uni degli altri» (Rm 12,5).

Ma come tutte le membra del corpo umano, anche se numerose, non formano che un solo corpo così i fedeli in Cristo (cfr. 1 Cor 12,12). Anche nella struttura del corpo mistico di Cristo vige una diversità di membri e di uffici. Uno è lo Spirito, il quale per l’utilità della Chiesa distribuisce la varietà dei suoi doni con magnificenza proporzionata alla sua ricchezza e alle necessità dei ministeri (cfr. 1 Cor 12,1-11). Fra questi doni eccelle quello degli apostoli, alla cui autorità lo stesso Spirito sottomette anche i carismatici (cfr. 1 Cor 14). Lo Spirito, unificando il corpo con la sua virtù e con l’interna connessione dei membri, produce e stimola la carità tra i fedeli. E quindi se un membro soffre, soffrono con esso tutte le altre membra; se un membro è onorato, ne gioiscono con esso tutte le altre membra (cfr. 1 Cor 12,26).

Capo di questo corpo è Cristo. Egli è l’immagine dell’invisibile Dio, e in lui tutto è stato creato. Egli è anteriore a tutti, e tutte le cose sussistono in lui. È il capo del corpo, che è la Chiesa. È il principio, il primo nato di tra i morti, affinché abbia il primato in tutto (cfr. Col 1,15-18). Con la grandezza della sua potenza domina sulle cose celesti e terrestri, e con la sua perfezione e azione sovrana riempie delle ricchezze della sua gloria tutto il suo corpo (cfr. Ef 1,18-23) [7].

Tutti i membri devono a lui conformarsi, fino a che Cristo non sia in essi formato (cfr. Gal 4,19). Per ciò siamo collegati ai misteri della sua vita, resi conformi a lui, morti e resuscitati con lui, finché con lui regneremo (cfr. Fil 3,21; 2 Tm 2,11; Ef 2,6). Ancora peregrinanti in terra, mentre seguiamo le sue orme nella tribolazione e nella persecuzione, veniamo associati alle sue sofferenze, come il corpo al capo e soffriamo con lui per essere con lui glorificati (cfr. Rm 8,17). Da lui « tutto il corpo ben fornito e ben compaginato, per mezzo di giunture e di legamenti, riceve l’aumento voluto da Dio » (Col 2,19). Nel suo corpo, che è la Chiesa, egli continuamente dispensa i doni dei ministeri, con i quali, per virtù sua, ci aiutiamo vicendevolmente a salvarci e, operando nella carità conforme a verità, andiamo in ogni modo crescendo verso colui, che è il nostro capo (cfr. Ef 5,11-16 gr.).

Perché poi ci rinnovassimo continuamente in lui (cfr. Ef 4,23), ci ha resi partecipi del suo Spirito, il quale, unico e identico nel capo e nelle membra, dà a tutto il corpo vita, unità e moto, così che i santi Padri poterono paragonare la sua funzione con quella che il principio vitale, cioè l’anima, esercita nel corpo umano [8]. Cristo inoltre ama la Chiesa come sua sposa, facendosi modello del marito che ama la moglie come il proprio corpo (cfr. Ef 5,25-28); la Chiesa poi è soggetta al suo capo. E poiché «in lui abita congiunta all’umanità la pienezza della divinità » (Col 2,9), egli riempie dei suoi doni la Chiesa la quale è il suo corpo e la sua pienezza (cfr. Ef 1,22-23), affinché essa sia protesa e pervenga alla pienezza totale di Dio (cfr. Ef 3,19).

La Chiesa, realtà visibile e spirituale

8. Cristo, unico mediatore, ha costituito sulla terra e incessantemente sostenta la sua Chiesa santa, comunità di fede, di speranza e di carità [9], quale organismo visibile, attraverso il quale diffonde per tutti la verità e la grazia. Ma la società costituita di organi gerarchici e il corpo mistico di Cristo, l’assemblea visibile e la comunità spirituale, la Chiesa terrestre e la Chiesa arricchita di beni celesti, non si devono considerare come due cose diverse; esse formano piuttosto una sola complessa realtà risultante di un duplice elemento, umano e divino [10]. Per una analogia che non è senza valore, quindi, è paragonata al mistero del Verbo incarnato. Infatti, come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a lui indissolubilmente unito, così in modo non dissimile l’organismo sociale della Chiesa serve allo Spirito di Cristo che la vivifica, per la crescita del corpo (cfr. Ef 4,16) [11].

Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica [12] e che il Salvatore nostro, dopo la sua resurrezione, diede da pascere a Pietro (cfr. Gv 21,17), affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cfr. Mt 28,18ss), e costituì per sempre colonna e sostegno della verità (cfr. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, in questo mondo costituita e organizzata come società, sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui [13], ancorché al di fuori del suo organismo si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità, che, appartenendo propriamente per dono di Dio alla Chiesa di Cristo, spingono verso l’unità cattolica. Come Cristo ha compiuto la redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa e chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza. Gesù Cristo « che era di condizione divina… spogliò se stesso, prendendo la condizione di schiavo » (Fil 2,6-7) e per noi « da ricco che era si fece povero » (2 Cor 8,9): così anche la Chiesa, quantunque per compiere la sua missione abbia bisogno di mezzi umani, non è costituita per cercare la gloria terrena, bensì per diffondere, anche col suo esempio, l’umiltà e l’abnegazione. Come Cristo infatti è stato inviato dal Padre « ad annunciare la buona novella ai poveri, a guarire quei che hanno il cuore contrito » (Lc 4,18), « a cercare e salvare ciò che era perduto» (Lc 19,10), così pure la Chiesa circonda d’affettuosa cura quanti sono afflitti dalla umana debolezza, anzi riconosce nei poveri e nei sofferenti l’immagine del suo fondatore, povero e sofferente, si fa premura di sollevarne la indigenza e in loro cerca di servire il Cristo. Ma mentre Cristo, « santo, innocente, immacolato » (Eb 7,26), non conobbe il peccato (cfr. 2 Cor 5,21) e venne solo allo scopo di espiare i peccati del popolo (cfr. Eb 2,17), la Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento. La Chiesa « prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio » [14], annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr. 1 Cor 11,26). Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà manifestato nella pienezza della luce.

Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10

Elenco dei Maestri Templari

Era di Gerusalemme

Hugh de Payens

1118-1136

Robert   de Craon

1130-1146

Everard Des Barres

1146-1149

Bernard de Tremelai

1149-1153

Andrè de Montbard

1153-1156

Bertrand de Blanchefort

1156-1169

Philippe de Milly

1169-1171

Eudes de Saint Amand

1171-1179

Arnaud de Toroge

1179-1184

Gèrard de Ridefort

1184-1189

Era di Acri

Robert  de Sable

1189-1193

Gilbert Hèrail

1193-1200

Philippe  du Plaissis

1201-1208

Guillaume  de Chartres

1209-1218

Pierre de Montaigu

1218-1232

Armand de Pèrigord

1232-1244

Richard de Bures

1245-1247

Guillaume de Sonnac

1247-1250

Renaud  de Vichiers

1250-1256

Thomas Bèraud

1256-1273

Guillaume de Beaujeu

1273-1291

Era  Cipro

Thibaud Gaudin

1291-1292

Jacques de Molay (Sospeso in Francia ed in Italia 1307-1314)

1292-1314

Era  di Jean-Marc Larmenius (clandestinità)

Jean-Marc de Larmenius

1314-1324

François-Thomas-Thibaut d’Alexandrie

1324-1340

Arnould de Braque

1340-1349

Jean de Clermont

1349-1357

Bertrand du Guesclin

1357-1381

Jean III, Comte d’Armagnac

1381-1391

Bernard VII, Comte d’Armagnac

1391-1418

Jean IV, Comte d’Armagnac

1418-1450

Jean de Croy

1450-1472

Reggente Bernard Imbault

1472-1478

Robert de Lenoncourt de Lorraine

1478-1497

Galéas de Salazar

1497-1516

Philippe de Chabot

1516-1544

Gaspard de Saulx et de Tavennes

1544-1574

Henri de Montmorency

1574-1615

Charles de Valois

1615-1651

Jacques Rouxel de Grancey

1651-1681

Jacques-Henri de Bourbon, Duc de Duras

1681-1705

Era di Philippe de Bourbon (emersione dalla clandestinità)
Convento di Versailles del 1705

Philippe de Bourbon, Duc de Orléans

1705-1724

Louis-Auguste de Bourbon, Duc de Maine

1724-1737

Louis-Henri de Bourbon, Prince de Condé

1737-1741

Louis-François de Bourbon, Prince de Conti

1741-1776

Louis-Hercules-Timoléon de Cossé, Duc de Brissac

1776-1792

Claude  Mathieu Radix de Chevillon

1792-1804

Era di Fabrè Palaprat

Bernard-Raymond Fabré-Palaprat

1804-1813

Charles-Antoine-Gabriel, Duc de Choiseul

1813

Charles-Louis Le Peletier, Comte d’Aunay

1813-1827

Bernard-Raymond Fabré-Palaprat (restaurato)

1827-1838

Charles-Antoine-Gabriel  (restaurato)

1838

Charles-Fortuna-Jules Guigues, Comte de Moréton
& de Chabrillan

1838-1839

Sir William Sidney Smith

1839-1840

Jean-Marie Raoul

1840-1850

Narcisse Valleray

1850-1866

Dr Agh Vernois

1866-1892

Joseph Péledan

1892-1894

Segretariato Internazionale dei Templari

1894-1934

Consiglio di reggenza

1934-1935

Theodore Covias

1935

Emile-Clemente-JI Vandenberg

1935-1942

Antonio Campello Pinto de Sousa Fontes

1942-1960

Era dello Scisma

Nel 1960, alla morte di Antonio Campello Pinto de Sousa Fontes, il figlio Fernando  presentò documenti che dichiaravano che il  padre aveva scelto lui come successore  e Maestro dell’Ordine, ritenendo erroneamente la carica ereditaria. Ciò dette il via ad uno scisma dal momento che un Maestro poteva e può essere soltanto eletto. Molti priorati si staccarono dando vita ad un ramo indipendente che prese la sigla  O.S.M.T.J. I due gruppi si distinguevano attraverso l’uso di diverse croci rosse sui mantelli: mentre i membri dell’O.S.M.T.J. portavano una croce patè, i membri dell’O.S.M.T.H., con a capo Antonio Campello Pinto de Sousa Fontes, utilizzavano una croce a doppia  barra.

Era successiva allo Scisma

L’O.S.M.T.J. convoca un convento generale a Parigi  e procede, secondo la Regola, ad eleggere un nuovo Maestro.

Antoine   Zdrojewski

1970-1989

George    Lamirand

1989-1994

Nicolas   Haimovici   Gran Commendatore

1994-1997

Era I.F.A. (Alleanza Federativa Internazionale)

Segretariato Internazionale dei Templari

1997-1999

Era O.S.M.T.H.U. (Ordo Supremus Militaris Hierosolymitani Universalis)

Fernando  de Toro - Garland

1999-2004

Antonio   Paris

2004-reggente

La diaspora templare

Nel 1947, de Sousa Fontes diffonde una sua revisione degli Statuti. Non è chiaro se siano mai stati approvati da un Capitolo Generale. L’anno successivo, il 20 agosto 1948, volendo conservare in famiglia il titolo di Reggente, de Sousa Fontes, in un atto privato, designa il figlio Fernando Campelo Pinto Pereira de Sousa Fontes come suo successore a vita. Nel 1956, per ragioni di salute, Fernando de Sousa Fontes, rinuncia alla Reggenza dell’Ordre Souverain et Militaire du Temple de Jérusalem  (OSMTJ) a favore del figlio che il 19 febbraio 1959, alla morte del padre, si autoproclama Reggente dell’Ordine, con il titolo di Principe reggente.

Sempre nel 1956, precisamente il 24 marzo, il Reggente del Capitolo francese, Guerardelle, Conte di Ribauville, nomina il Principe Don Gabriel Inellas de Clazomene e Rodosto (1913 - 1987) residente in Brasile, 49° Gran Maestro del Supremus Militaris Templi Hierosolymitani Ordo (SMTHO). Con questo atto origina l’osservanza brasiliana e la sede magistrale di questo gruppo si sposta in Sudamerica (Brasile).

Pagine: 1 2 3 4 5

L’Ordine del Tempio dopo il XVIII secolo

Il sigillo di Bernard-Raymond Fabré-Palaprat


Foto: Il sigillo di Bernard-Raymond Fabré-Palaprat, ritrovato dopo lunghe ricerche storiche presso antiche nobili famiglie francesi, custodito dal Gran Balivato della Magna Grecia.


Con la presa di posizione pubblica del Duca d’Orléans ha inizio la restaurazione moderna dell’Ordine che, con alterne e spesso confuse vicende, continua a tutt’oggi la propria vita. La successione dei Gran Maestri (Philippe d’Orléans muore nel 1723) s’interrompe, fortunosamente, durante la Rivoluzione francese. Claude-Mathieu Radix de Chevillon, Reggente durante la Rivoluzione, rifiuta di assumere il ruolo di Gran Maestro e gli subentra Bernard-Raymond Fabré-Palaprat, l’ultimo a firmare la Charta Transmissionis usando lettere cifrate. Questa restaurazione ha l’approvazione del nuovo Imperatore di Francia, Napoleone Bonaparte, che da il via ad una nuova aristocrazia.

Diffidente nei confronti dei principi antimonarchici frammassoni, probabilmente l’Imperatore vede nel ricostituito Ordine del Tempio una alternativa favorevole a sé ed ai suoi fedeli. A partire dal 1804, l’Ordine sviluppa le sue strutture e si organizza come istituzione cavalleresca, assistenziale, tollerante, tradizionale ed universale. Tra il 1804 ed il 1808, infatti, il successo delle adesioni al neo-ricostituito Ordine risulta dal moltiplicarsi dei Priorati e delle Commende in tutto l’Impero napoleonico. Gli aspiranti che non siano in possesso dei requisiti di nobiltà richiesti vengono nobilitati. Per ulteriormente differenziarsi dalle sue origini massoni, l’Ordine “professa la religione cattolica, apostolica, romana” e respinge le richieste d’investitura avanzate da Protestanti.

Pagine: 1 2 3

L’Ordine dopo la sospensione papale

Per quanto riguarda la sopravvivenza nota dell’Ordine, va detto che molti degli Stati europei di allora non si piegarono al volere del Papa e/o lo interpretarono in modo molto riduttivo, anche se le ricchezze attribuite/possedute dai Templari esercitavano un ruolo tutt’altro che secondario nella politica dei vari Paesi cristiani europei.

In Spagna, i Templari continuarono ad esistere per molti anni prima di confluire, con l’approvazione di Papa Giovanni XXII, nell’Ordine di Montesa. In Portogallo, l’Ordine fu sottoposto ad inchiesta e scagionato da ogni accusa: si trasformò nell’Ordine dei Cavalieri di Cristo e con questo nome continuò ad esistere sino al XVI secolo, dedicandosi alle attività marinare volte alla costruzione dell’impero portoghese. I Templari del Regno di Mallorca, invece, continuarono sino alla loro estinzione, che avvenne nel 1350. Quelli di Lorena, dopo qualche tempo, protetti dal Duca di Lorena, chiesero ed ottennero di essere incorporati nell’Ordine Teutonico, mentre i Templari d’Ungheria continuarono, praticamente indisturbati, sino alla metà del 1400. In Inghilterra, contestando la decisione papale, il genero di Filippo il Bello, Edoardo II, si levò a difesa dell’Ordine, ma successivamente, sottoposto a fortissime pressioni da parte del Re di Francia e del Papa, accolse le loro richieste seppure in maniera parziale e senza impegno, permettendo alla stragrande maggioranza dei Templari residenti in Inghilterra di fuggire. In Scozia, che a quel tempo era in guerra con l’Inghilterra, le Bolle papali non arrivarono mai o, comunque, non furono mai rese pubbliche né, tanto meno, esecutive. Ciò permise all’Ordine di accogliere molti rifugiati e di sopravvivere, molto probabilmente, per altri quattro secoli. In Germania, i Cavalieri insorsero, anche con le armi, contro i giudici, che li assolsero. Quando l’Ordine fu sciolto dal Papa, molti Cavalieri entrarono nell’Ordine degli Ospitalieri di S. Giovanni ed altri passarono all’Ordine Teutonico che, nel 1522 ritorna allo stato laicale, ripudiando la sottomissione a Roma e schierandosi a sostegno del nascente luteranesimo.

Pagine: 1 2

Il vero inizio dell’Ordine

Piuttosto incerte sono le informazioni relative all’origine dei Templari. Le prime notizie abbastanza attendibili ci vengono da Guglielmo di Tiro, storico francese, che scrive tra il 1175 ed il 1185 quando ormai la Palestina era nelle mani dei Crociati da più di settanta anni ed i Templari esistevano già da mezzo secolo. Guglielmo di Tiro riporta fatti ed eventi non vissuti in prima persona, ma raccolti sulla scorta di informazioni orali di seconda o terza mano, possibilmente di fonte Templare. Tra il 1100 ed il 1144, infatti, non esistono cronisti in Terrasanta né alcuna documentazione scritta su quegli anni cruciali delle conquiste Cristiane. Negli unici resoconti storici ufficiali, fatti da Fulk (o Foucher) De Chartres, che operava alla corte del Re di Gerusalemme quando arrivarono i Templari dall’Occidente, non sono presenti menzioni ad Hughes de Payns, ai Cavalieri Templari o ad atri aspetti, anche solo lontanamente ricollegabili alla presenza storico-umana dei Cavalieri Templari in Terra Santa.

Uno strano silenzio circonda, o forse protegge, l’arrivo dei Templari in Terrasanta e le loro prime attività, simultaneamente ambiziose e ridotte. Viene spontaneo domandarsi come potevano nove uomini difendere da soli le strade di accesso alla Terrasanta e proteggere così i pellegrini che vi si recavano.

Nove anni dopo il loro presunto arrivo, la maggior parte dei Cavalieri rientra in Francia e viene accolta trionfalmente: il rientro coincide con la data del 1128 quando la Regola di Bernardo di Clairvaux appare pubblicamente per esaltare l’importanza della nuova Cavalleria Religiosa ed illustrarne la valenza, portandola alla consacrazione durante il Concilio di Troyes nel gennaio dello stesso anno, e quindi al riconoscimento ecclesiale. Nel 1139, con una Bolla Pontificia di Innocenzo III (cistercense come S. Bernardo), l’Ordine viene definitivamente riconosciuto dalla Chiesa, al diretto servizio del papa e indipendente da tutti gli altri poteri/doveri provenienti da Re, Principi e/o Vescovi.

Pagine: 1 2

Le origini

L’Ordine, secondo alcune fonti, avrebbe inizio nel 1118, quando Hughes de Payns (o Paynes) ed altri otto Cavalieri, si recano nella Gerusalemme dell’epoca, appena riconquistata dai Crociati, assumendo il nome di Pauperes Milites Christi e proponendosi come scorta dei pellegrini in viaggio verso la Terra Santa in difesa degli assalti, frequenti e spesso mortali, dei predoni lungo il tragitto verso Gerusalemme.

Baldovino II, re di Gerusalemme, accetta di buon grado l’aiuto di questi Cavalieri intuendo gli aspetti positivi derivanti dal loro apporto armato contro i predoni e, potenzialmente, anche contro gli arabi. Dietro loro richiesta, concede l’utilizzo delle rovine del Tempio di Salomone come quartier generale e centro per le attività terrene e spirituali.

Inizialmente, l’Ordine non dispone di una regola né comportamentale, né militare, né monastica, ma in occasione del Concilio di Troyes, svoltosi in Francia nel 1128, S. Bernardo da Chiaravalle (o di Clairvaux) suggerisce le prime regole (con precisione 72) per una cavalleria religiosa e militare che possa offrirsi come vera e propria contrapposizione e/o integrazione della cavalleria laica preesistente. S. Bernardo aveva già iniziato a lavorare su questa formalizzazione da tempo ed il definitivo riconoscimento da parte delle Autorità ecclesiastiche dette un fortissimo impulso all’Ordine che, dal quel momento in poi, comincia ad infoltirsi sempre più, ad ottenere privilegi, ed a crescere di importanza quantitativa e qualitativa sotto il profilo militare, economico-finanziario e, quindi, politico.

Essendo sottoposto unicamente all’autorità del Papa, l’Ordine risulta esente da ogni tipo di imposizione fiscale e dall’ubbidienza nei confronti dei poteri temporali, sia laici sia ecclesiastici, quindi libero di agire autonomamente in molti ambiti. Nonostante questi aspetti positivi, confortati da una saggia ed oculata gestione dei beni patrimoniali, portino la potenza economica e l’influenza politica dell’Ordine, in poco meno di due secoli, a divenire molto significativi nella realtà del tempo, ne determinano indirettamente anche il declino. L’immenso potere dei Templari li rende mal visti dai monarchi del tempo e dalla Chiesa istituzionale.

Il Re di Francia, detto Filippo il Bello, passivamente sostenuto dal Papa Clemente V, sfrutta abilmente proprio le inimicizie che l’ordine del Tempio era riuscito a suscitare con la sua potenza finanziaria e la sua influenza politica riuscendo, con un abile colpo di mano, ad arrestare in massa i Templari, specialmente quelli francesi, a sottoporli ad interrogatori estenuanti, reclusioni disumane e torture corporali e psicologiche, fino ad inviarli al rogo. Filippo il Bello confisca tutti i loro beni terreni ed induce Clemente V a scrivere la Bolla Vox in excelso, del 22 marzo 1312, con la quale l’Ordine è sospeso in tutto il mondo fino ai giorni nostri.

La storia dell’Ordine sembra dunque racchiudersi tra il 1118 ed il 1314, data della morte sul rogo del Maestro Jacques de Molay. Nella realtà, tuttavia, l’Ordine, che sembra aver avuto inizio anche prima del 1118, ha continuato ad operare anche dopo il 1314 e continua a vivere destando interesse nei cuori di molti.

U.N.I.T.A.U.

U.N.I.T.A.U.

 

 

L’ UNITAU (Unione Nazionale Inter-forze/nazionale Templari Attività Umanitarie) nasce dall’esigenza di creare un corpo nazionale ed internazionale capace di riunire sotto un'unica matrice gruppi templari sparpagliati per il mondo che intendano, con la Chiesa di Roma ma non nella Chiesa:

 

 

condividere la fede templare
cooperare verso finalità comuni
concretizzare azioni socio-umanitarie
convogliare sinergie operative
comunicare in maniera trasparente
contribuire al risveglio dei valori sopiti
combattere per cause giuste
credere in intenti comuni
creare un mondo migliore

 

Noi,
cavalieri Templari, membri dell’UNITAU,
forti
dell’eredità, della tradizione, dei principi e degli insegnamenti del Tempio del XII, XIII e XIV secolo,
consacrati
nel terzo millennio, raccogliendo l’eredità spirituale espressa nel 1128 durante il Concilio di Troyes
spettatori
dell’interruzione delle attività templari nel 1314
uniti
per libera scelta e per necessità epocali
professiamo
una fede che né i roghi né il passaggio dei secoli possono o potranno mai sopprimere.

 

Pagine: 1 2

Web TV

Festività della Candelora

Richiesta informazioni

I membri dell’Ordine, interessati agli articoli visionati nella pagina ‘Gioielli Templari’, sono pregati di compilare il presente form.
Ai fini della correttezza e della trasparenza, oltre alla compilazione dei diversi campi, devono dichiarare l’appartenenza ad una determinata famiglia Templare o se trattasi di collezionisti.

Gioielli Templari
  1. (obbligatorio)
  2. (obbligatorio)
  3. (email valida - obbligatoria)
  4. Captcha
 

cforms contact form by delicious:days

Scrivi all’Ordine

Contatti
  1. (obbligatorio)
  2. (email valida - obbligatoria)
  3. Captcha
 

cforms contact form by delicious:days

San Bernardo di Chiaravalle

Abate e dottore della Chiesa

Digione, Francia, 1090 - Chiaravalle-Clairvaux, 20 agosto 1153

Bernardo, dopo Roberto, Alberico e Stefano, fu padre dell’Ordine Cistercense. L’obbedienza e il bene della Chiesa lo spinsero spesso a lasciare la quiete monastica per dedicarsi alle più gravi questioni politico-religiose del suo tempo. Maestro di guida spirituale ed educatore di generazioni dei santi, lascia nei suoi sermoni di commento alla Bibbia e alla liturgia un eccezionale documento di teologia monastica tendente, più che alla scienza, all’esperienza del mistero. Ispirò un devoto affetto all’umanità di Cristo e alla Vergine Madre. (Mess. Rom.)

Patronato: Apicultori

Etimologia: Bernardo = ardito come orso, dal tedesco

Emblema: Bastone pastorale, Libro

Martirologio Romano: Memoria di san Bernardo, abate e dottore della Chiesa, che entrato insieme a trenta compagni nel nuovo monastero di Cîteaux e divenuto poi fondatore e primo abate del monastero di Chiaravalle, diresse sapientemente con la vita, la dottrina e l’esempio i monaci sulla via dei precetti di Dio; percorse l’Europa per ristabilirvi la pace e l’unità e illuminò tutta la Chiesa con i suoi scritti e le sue ardenti esortazioni, finché nel territorio di Langres in Francia riposò nel Signore.

VITA

File0009.gifA ventidue anni si fa monaco, tirando con sé una trentina di parenti. Il monastero è quello fondato da Roberto di Molesmes a Cîteaux (Cistercium in latino, da cui cistercensi). A 25 anni lo mandano a fondarne un altro a Clairvaux, campagna disabitata, che diventa la Clara Vallis sua e dei monaci. È riservato, quasi timido. Ma c’è il carattere. Papa e Chiesa sono le sue stelle fisse, ma tanti ecclesiastici gli vanno di traverso. È severo anche coi monaci di Cluny, secondo lui troppo levigati, con chiese troppo adorne, “mentre il povero ha fame”.
Ai suoi cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Scaglia sull’Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la zappa, che mettono all’ordine la terra e l’acqua, e con esse gli animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. E lui, il capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre tutta l’Europa per farvi riconoscere il papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi) insidiato dall’antipapa Pietro de’ Pierleoni (Anacleto II). E lo scisma finisce, con l’aiuto del suo prestigio, del suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Questo asceta, però, non sempre riesce ad apprezzare chi esplora altri percorsi di fede. Bernardo attacca duramente la dottrina trinitaria di Gilberto Porretano, vescovo di Poitiers. E fa condannare l’insegnamento di Pietro Abelardo (docente di teologia e logica a Parigi) che preannuncia Tommaso d’Aquino e Bonaventura.
Nel 1145 sale al pontificato il suo discepolo Bernardo dei Paganelli (Eugenio III), e lui gli manda un trattato buono per ogni papa, ma adattato per lui, con l’invito a non illudersi su chi ha intorno: “Puoi mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare”. Eugenio III lo chiama poi a predicare la crociata (la seconda) in difesa del regno cristiano di Gerusalemme. Ma l’impresa fallirà davanti a Damasco.
Bernardo arriva in una città e le strade si riempiono di gente. Ma, tornato in monastero, rieccolo obbediente alla regola come tutti: preghiera, digiuno, e tanto lavoro. Abbiamo di lui 331 sermoni, più 534 lettere, più i trattati famosi: su grazia e libero arbitrio, sul battesimo, sui doveri dei vescovi… E gli scritti, affettuosi su Maria madre di Gesù, che egli chiama mediatrice di grazie (ma non riconosce la dottrina dell’Immacolata Concezione).
Momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell’Ordine, la diffusione di eresie e la sofferenza fisica. Muore per tumore allo stomaco. È seppellito nella chiesa del monastero, ma con la Rivoluzione francese i resti andranno dispersi; tranne la testa, ora nella cattedrale di Troyes.
Alessandro III lo proclama santo nel 1174. Pio VIII, nel 1830, gli dà il titolo di Dottore della Chiesa.

Immagini dal Calendario

Domande e risposte

Chi sono i Templari?

Al tempo delle Crociate, i cavalieri cristiani fondarono l’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo.

Successivamente divennero un Ordine cavalleresco, religioso e monastico e furono approvati dal Concilio di Troyes, nel 1128.

Quale è la verità sui Templari?

In seguito alla morte del Gran Maestro Jacques de Molay, i Templari furono dispersi in tutta Europa; tuttavia, per via di fatto, continuarono a vivere e si adeguarono ad usi e costumi delle Nazioni in cui si trovarono e subirono gli influssi e le contaminazioni da parte di movimenti di natura diversa.

C’è continuità storica?

Secondo la cronologia templare, il 1314 costituisce uno stacco con l’epoca posteriore.

Gli ideali e il contenuto furono tramandati ai posteri.

Anche noi ne abbiamo raccolto l’eredità.

Chi sono gli attuali Templari?

Noi, che abbiamo ereditato i valori dell’Ordine Templare, abbiamo conservato la fede in Dio, la dipendenza dalla Chiesa cattolica e in Gesù Cristo e la fratellanza che si esplica in favore di tutti con particolare attenzione ai più poveri.

Cosa fanno i Templari?

Attualmente, memori degli insegnamenti degli antichi, i Templari mirano innanzitutto  alla propria formazione civile e morale; potenziano le attitudini personali per essere modelli di vita agli altri; aiutano il prossimo con la preghiera, la solidarietà e la testimonianza personale.

Come vivono i Templari?

Le mutate situazioni storiche rispetto al passato impongono uno stile di vita più consono alla vita moderna; ciò non vieta di comportarsi secondo il codice della tradizione cavalleresca, vivendo con la mente rivolta a Dio e le facoltà operative rivolte al prossimo.

Cosa fanno oggi?

I Templari, attenti osservatori della realtà storica, si comportano in duplice modo: come sostegno in favore dei poveri e dei bisognosi e come azione di testimonianza connotata dalle categorie tipiche dell’Ordine Templare.

Perché molti Vescovi proibiscono nelle loro chiese cerimonie templari

I Vescovi, nelle attività pastorali sono lieti di accogliere tutti coloro che inseriti nelle direttive del presbiterio preposto al coordinamento delle attività dei laici, non impediscono le manifestazioni templari; purtroppo, i pastori, responsabili della ortodossia della fede, non sopportano quei “sedicenti templari”, (ecco le proibizioni!), che sotto i paludamenti di una croce e di un mantello, nascondono la vanesia fatuità di uno stupendo apparato scenico.

Cos’è il documento di Chinon?

L’Archivio Segreto Vaticano ha pubblicato il 25 ottobre 2007 il documento che va sotto il titolo di “Pergamena di Chinon”. L’oggetto di questo documento contiene l’assoluzione dell’Ordine del Tempio da parte di Clemente V.

 

Gioielli Templari

I membri dell’Ordine, interessati agli articoli presenti in questa sezione, sono pregati di compilare la richiesta a questo link.

Anelli

4 Foto

Badges

1 Foto

Bandoliere

2 Foto

Cards

1 Foto

Collari

12 Foto

Crest

3 Foto

Fibie

2 Foto

Gadgets

3 Foto

Gemelli

1 Foto

Medaglie

3 Foto

Miniature

1 Foto

Pinces

1 Foto

Placche

1 Foto

Commende e Precettorie

Commende

  • Parthenope
  • Campi Flegrei
  • Guillaume de Beaujeu
  • Serinesis
  • Bertrand de Blanchefort (UNITAU)
  • Sacra Alchimia (Internazionale)
  • Materdomini

Precettorie

  • Sicilia
  • Calabria
  • Abruzzo
  • Lazio
  • Toscana
  • Lombardia
  • Sardegna
  • Friuli Venezia Giulia
  • Val d’Aosta

Gran Balivato Magna Graecia

Nell’Italia Meridionale è costituito il Gran Balivato della Magna Grecia. All’interno del Balivato della Magna Grecia è costituito l’U.N.I.T.A.U. (Unione Nazionale Interforze Templari Attività Umanitarie).

Gran Balivo della Magna GraeciaFoto: In primo piano il Gran Balivo della Magna Graecia, con Cavalieri e Ufficiali del Gran Balivato.

Priorato Generale

I fratelli dell’O.S.M.T.J., nella continuità storica dell’Ordine e, dopo il decreto n. 67.07 del 5 ottobre 1993, si riconoscono cronologicamente discendenti di Giuseppe Bagnai, primo Priore d’Italia.

Ciò è asseverato dall’atto pubblico del notaio Aricò Luigi, del 16 giugno 1996 rep. 23471, registrato in Firenze il 5.7.1996; anche il logo e le relative applicazioni sono coperte dall’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.

I successori di Bagnai in ordine di tempo sono stati Antonio Paris, eletto poi Maestro Mondiale dell’OSMTHU e Filippo Rosario Tomarchio, dimissionario; dal 27.10.2005, onde evitare la vacatio istituzionale, l’Ordine è stato affidato a un Comitato di reggenza formato dal Maestro Mondiale (non esecutivo) e dai fratelli Gennaro Luigi Nappo e Riccardo Vittorio Rossi, in qualità di membri esecutivi.

Priore GeneraleNel rispetto delle Regole e degli Statuti, data la improcrastinabilità del mantenimento del periodo di reggenza, a causa delle dimissioni del Rossi, l’Assemblea dei fratelli legittimamente costituita, procede alla discussione di un ordine del giorno, già concordato antecedentemente con Antonio Paris, e all’elezione del fratello Pariante Raffaele a Priore Generale d’Italia.

Dopo ampie ed articolate discussioni si addiviene alle diverse delibere contenute nel Verbale dell’Assemblea del 22.06.06. Tale verbale, ineccepibile per contenuto e forma, è coperto dal crisma della legalità.

Read this in English

O.S.M.T.H.U.

Presentazione del Priorato Internationale della comunione templare OSMTHU

“Un cavaliere di Cristo è uno che è costantemente impegnato in una doppia battaglia: contro la carne e il sangue, contro le potenze spirituali del cielo. Egli va avanti senza timore, consapevole sia a sinistra che a destra, con lo stemma sul suo petto e la sua anima armata di fede. Con quelle due difese non ha paura di alcun uomo o demone. Vai avanti con passo sicuro, cavaliere, e costringi il nemico della croce di Cristo a fuggire: di certo, né la morte o la vita ti separa dalla Sua carità! Glorioso è il tuo ritorno dalla vittoriosa battaglia, e sarà felice la morte che attende i martiri nel campo di battaglia!

“Laudae novae milizie, San Bernardo de Claraval”

Dopo molti anni di informazioni correlate al tempio con diversi paesi nel globo siamo stati in grado di stabilire un gran numero di gruppi, di individui, profondamente interessati all’Ordine. Ci sono persone serie e studiosi con i nostri stessi principi che sono stati in contatto con gli altri per cercare di saperne di più su di noi. Purtroppo, in molti casi si verifica che perdiamo il contatto con loro. Tuttavia, a volte, fanno ritorno a noi dopo un anno o più per chiedere maggiori informazioni su come unirsi a noi, chiedendo l’elenco di seminari, e i libri legati al Tempio Ordine, che sono consigliati per loro.
Pensando al modo migliore per aiutare queste persone abbiamo deciso di creare il Priorato Internationale della comunione templare. [...]

+ P. Fernando de Toro Garland, Maestro del Tempio

Dal momento della sua nascita, l’Ordine ha avuto una vocazione universale. Questo a causa di profonda natura fondata sui principi Ecumenici di unità nella carità e nella formazione.
Il Priorato internazionale continua la sua opera fedele all’intenzione di espansione attraverso il globo. Uno dei suoi obiettivi formali consiste nella creazione di strutture templari organizzate in quei paesi o regioni nei quali ancora vi sia mancanza di essi. Sarà quindi una grande tavola rotonda in cui tutti noi fratelli di diversi paesi, nazioni e culture, si siederanno e condivideranno, ancora una volta, il pane, il vino e il santo sale. E’ lo strumento di espansione del OSMTHU, l’aggiunta di nuovi membri provenienti da tutti gli angoli - e cuori - di tutto il mondo, sarà la casa che accoglie ed educa, fino a quando ogni nucleo si è espanso, e un nuovo Priorato generale può essere finalmente fondato . Sopra tutte le cose, è uno strumento al servizio di Dio, nostro Signore Gesù Cristo, l’Alfa e l’Omega, Principio e Fine, Signore del Tempo e della Storia.

Compostela nel 2004

Nella foto: a destra il Maestro Mondiale Emerito Don Fernado de Toro Garland, a sinistra il Maestro Mondiale Reggente fr. Antonio Paris, a Compostela nel 2004

Info

 Questo sito è curato dalla Commenda Guillame de Beaujeu, Gran Balivato Magna Graecia del Priorato Generale d’Italia dell’OSMTJ–OSMTHU.
L’OSMTHU (Ordo Supremus Militaris Templi Hierosolymitani Universalis) presente non dichiara alcun collegamento diretto o discendenza dall’Ordine dei Templari storico, anche se è possibile tracciare una linea ideale tra l’ordine storico e l’ordine nuovo del  XVIII secolo.
I cavalieri moderni sono impegnati a vivere una vita Cristiana sacramentale secondo l’antica regola e secondo l’onore cavalleresco.
I membri dell’ordine sono Cristiani secondo la più severa tradizione spirituale ma con un’apertura ecumenica ispirata dallo spirito del Concilio Vaticano II e dal principio dell’universalità della Chiesa Cattolica di Roma.
Oggi esistono molti gruppi “Templari” nel mondo che dovrebbero essere giudicati dai “loro frutti” e non per le loro fantasiose ascendenze. Il nostro Ordine si posiziona all’interno dell’antica pianta che ebbe origine da Bernard-Raymond Fabrè-Palaprat in Francia nel XVIII Secolo e che è sopravvissuto sino ai giorni nostri in tutto il Mondo organizzato in piccoli rami (i Priorati generali Nazionali). L’ OSMTHU nacque dalla volontà di vari Priorati Nazionali Autonomi  che vollero riunire in un solo spirito i vari gruppi templari che, attraverso un Consiglio Magistrale, elesse il Maestro Mondiale.

Read this in English

News Zenit

News OSMTHU

News ANSA

Biblioteca e Archivi

Questa nota bibliografica è un semplice invito a lavorare sulle fonti medioevali e a guardare con grande attenzione  a tutto ciò che è avvenuto in epoca posteriore. Non si dimentichi che gli Archivi del Ordine, già in epoca medioevale scomparsi, andarono dispersi.

Gli studiosi possono rifarsi a:

  • I Templari: Mito e Storia. Atti del Convegno internazionale di Studi alla Maggiore di Poggibonsi, Siena, maggio 1987 (cur. G. Minnucci e F. Sardi), Siena, 1989.
  • James of Molay, the Last Grand Master of the Order of the Temple, «Studia Monastica», 14 (1972).
  • Bernard de Clairvaux, Oeuvres completes XXXI, Eloge de la nouvelle chevalerie, cur. e trad. da Pierre-Yves Emery, Parigi.
  • S. Bernardo di Chiaravalle, L’elogio della nuova cavalleria, cur. Mario Polia, 2003.
  • Saint Bernard, L’art cistercien, Parigi, Flammarion, coll. «Champs historiques», 1979 (trad. it. San Bernardo e l’arte cistercense, Torino, 1982.
  • Bordonove Georges, La vie quotidienne des templiers au XIII siecle, Parigi, Hachette, 1975.
  • Barber Malcolm, The Trial of the Templars, Cambridge University Press, 1978.
  • Barber Malcolm, The origines of the Order of the Temple, “Studia Monastica”, Barcellona, 1970.
  • Beck Alain, La fine dei Templari, Casalmonferrato, 994
  • C.O.D. Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Istituto per le Scienze religiose, Bologna, 1973.
  • Cardini Franco, Gli studi sulle crociate dal 1945 ad oggi, «Rivista storica italiana, 80 (1968).
  • Constable Gile, The second Crusade as Seen by Contemporaries, “Traditio”, 9 (1953).
  • Cardini Franco, Bernardo di Clairvaux e lo spirito templare, Roma, 1977.
  • Caravita Renzo, Rinaldo da Concorezzo, arcivescovo di Ravenna (1303-1321) al Tempo di Dante, Firenze, Leo Olschki, 1964.
  • Demurger Alain, Encore le proces des templiers! A propos d’un livre recent, «Le Moyen Age», XCVII (1991).
  • Delisle Leopold, Memoire sur les operations financieres des templiers, Parigi.
  • Demurger Alain, «Templiers et hospitaliers dans les combats de Terre sainte”, in Le Combattant au Moyen Age, Actes du 18′ congres des historiens medievistes de renseignement superieur public (Montpellier, 1987), Parigi, CID editions, 1991.
  • Demurger Alain, vita e morte dei Templari, Milano 2005
  • Flahiff Georges B., Deus non vult: a critic of the third Crusade, «Medioeval Studies», 9 (1947).
  • Flori Jean, L’Ideologie du glaive. Prehistoire de la chevalerie, Ginevra, Droz, 1983.
  • Gilmour-Bryson Ann, The Trial of the Templars in the Papal States and the Abruzzi, Città del Vaticano, coll. «Studi e Testi», 303, 1982.
  • Michelet Jules, Le proces des Templiers, Parigi, «Collection des documents inedits sur l’histoire de France», 1841-1851, 2 voll.
  • Wilkins Dav
  • Grousset René, Histoire des croisades et du royaume franc de Jerusalem, Parigi, Plon, 1934-1936, 3 voll.;
  • De laude novae militiae, in J. Leclercq e H. M. Rochais, Sancti Bernardi opera, t. 3, Roma, 1963.
  • Les Gestes des Chiprois. Recueil de chroniques francaises ècrites en Orient aux XIII-.XlV siecles (cur. G. Raynaud), Ginevra, «Societè de l’Orient latin», «Serie historique», v, 1887 (la raccolta comprende tre testi: Chronique de Terre sainte, 1131-1224; Rècit de Philippe de Novare, 1212-1242 e Chronique du Templier de Tyr, 1242-1309).
  • Lo Mastro Maria, Dossier Templari (1118-1990), Roma, 1990.
  • Leclercq Jean, Saint Bernard’s attitude toward War, «Studies in Medieval Cistercian History», 2, «Cistercian Studies», 24
  • Lewis Bernard, Les Assassins. Terrorisme et politique dans l’Islam medieval, Parigi, Editions Complexes, 1982 (tradotto dall’inglese).
  • Legras A. - M. e Lemaitre J. L. “La pratique liturgique des Templiers et des Hospitaliers de Saint Jean de Jerusalem”, in L’Ecrit dans la Societè medievale. Divers aspects de sa pratique du XI au XV siecle, Parigi, Editions du CNRS, 1991.
  • Linage Conde Antonio, Tipologia de vida monastica en los ordenes militares, “Yermoo”, 12 (1964).
  • Histoire des conciles oecumeniques (cur. G. Dumeige), t. 8: Josef Lecler, Vienne, Parigi, 1964.
  • Melanges saint Bernard, Digione, XXIV Congres de l’Association bourguignonne des societes savantes, 1954.
  • Manicone Gino, I templari senza misteri,OIMT, Casamari, Frosinone
  • Petel (abate), Templiers et hospitaliers dans le diocese de Troyes: comptes de regie de la commanderie de Payns, 1307-1309, Troyes, 1908.
  • Piquet Jean, Des banquiers au Moyen Age: les templiers, Etude de leurs operations financieres, Parigi, 1939.
  • Runciman Steven, A History of the Crusades, Cambridge, 1951-1955, 3 voll. (trad. it. Storia delle crociate, Torino, 1966)
  • Regout Robert, La doctrine de la guerre juste de saint Augustin a nos jours, d’apres les theologiens et les canonistes catholiques, Parigi, 1935.
  • Robinson Ian J., “Gregory VII and the Soldiers of Christ, «Histor», 58 (1973).
  • Russel Frederick H., The Just War in the Middle Ages, Cambridge, University Press, «Cambridge Studies in Medieval Life and Thought», 1975.
  • Raynouard Juste-Marie, Monumens historiques relatifs a la condamnation des che­valiers du Temple et de !’abolition de leur ordre, Parigi, 1813
  • Roger Luc Mary, Il messaggio dei Templari,1998, Roma
  • Sansone Vagni Lina, Dalla leggenda alla Storia - Le vere origini del complotto contro i Templari di Francia, Genova,2005
  • Tommasi Francesco, «Uomini e donne negli ordini militari di Terrasanta. Per il problema delle case doppie e miste negli ordini giovannita, templare e teutonico (secc. XII-XIV), in Doppelkloster und andere Formen der Symbiose madnnlicher und weiblicher Religiosen in Mittelalter (cur. K. Elm e M. Parisse), «Berliner Historische Studien* (18), Berlin, 1992.
  • “Militia Christi” e crociata nei secoli XI-XIII», in Atti della undicesima settimana internazionale di studi (Mendola 28 ottobre -1° novembre), Milano, Vita e Pensiero, 1992.
  • Barber Malcolm, The Origins of the Order of the Temple, «Studia Monastica” Barcellona, 12 (1970).
  • Tommasi Francesco, “Pauperes commilitones Christi”. Aspetti e problemi delle ori­gini gerosolimitane, in «”Militia Christi” e
  • Vacandard Emile, Vie de saint Bernard, abbe de Clairvaux, Parigi, 1895, 2 voll.
  • Vial Pierre, L’Ideologie de la guerre sainte et l’ordre du Temple, «Mélanges Etienne Fournial», Publications de l’Universitè de Saint-Etienne, 1978.
  • Valous Guy de, Quelques observations sur la toute primitive observance des tem­pliers et la Regula pauperum commilitinum Christi Templi Salomonis, «Mélanges saint Bernard», Digione, 1954.
  • Ventura Gastone, Templari e Templarismo, Roma,2002

Capitoli

Il Capitolo, istituzione tipica dei monasteri, veniva celebrato per decidere democraticamente, sotto la guida illuminata dell’abate, le questioni importanti  della vita.

I monaci nella struttura dell’Ordine avevano una gerarchia  di tipo piramidale, ed anche nella vita pratica, secondo un ordine prioritario, elencavano i diversi aspetti della vita, non solo del monaco e del monastero, ma anche dei fedeli, oggetto del loro apostolato.

Con questo criterio, quando celebravano i Capitoli, distinguevano:

- capitoli elettivi

- capitoli di verifica

- capitoli economici

- capitoli spirituali

- capitoli disciplinari

- capitoli organizzativi

- capitoli per l’evangelizzazione

L’Ordine di istituzione monastica ha conservato l’antica nomenclatura, anche se talvolta ad essa si attribuisce un contenuto diverso.

Pagine: 1 2

Spiritualità

 

Memori della grande eredità, alla ricerca della Grazia delle origini, in primo luogo l’Ordine fissa rigidi canoni di formazione e conduzione Spirituale dei propri associati, sotto la direzione dei fratelli Cappellani affinché siano attualizzati i valori sopiti della regola storica.

Come Bernardo di Chiaravalle, ispirato dall’Alto, offrì ai Cavalieri del Tempio la più alta collaborazione, così lo Spirito di Dio, crediamo, stia guidando l’Ordine dei nostri giorni.

L’Ordine può contare sulla collaborazione di Presbiteri Cattolici che, incardinati nella gerarchia, offrono la loro disponibilità sia nell’attività di culto, sia in quella di formazione, che è così strutturata:

Preparazione storica - preparazione spirituale - preparazione umana.

Poiché il Signore ci ha fatto dono di cappellani provenienti dai due Ordini Mendicanti, "I sentieri dello spirito" spaziano tra la coscienza dell’appartenenza al glorioso Ordine del Medio Evo e la testimonianza Cristiana nel nostro tempo.

Il progresso e la prosperità dell’Ordine è condizionato dall’appartenenza alla Chiesa Cattolica, che si configura ad oggi con la Chiesa ma non nella Chiesa.

Nessuno può avere Dio per Padre se non ha la Chiesa per madre.

La crescita e l’affermazione degli ideali del Tempio sono garantiti, non solo con l’intelligente lettura degli eventi, con la ferrea volontà di fare il bene e la forte fede nella potenza divina, attraverso lo studio dei documenti del Concilio Vaticano II, delle Lettere Encicliche ed Esortazioni Apostoliche, con particolare attenzione alla pastorale della Famiglia, e alla promozione della Pace tra le nazioni.

Facendo propri quanto il poverello d’Assisi all’inizio della Regola per i suoi Frati scrisse: "Frate Francesco promette obbedienza e reverenza al Signor Papa e ai suoi successori canonicamente eletti".

Sede Diplomatica in Italia

Come una volta, i Templari, guidati dallo Spirito, furono accolti da San Bernardo di Chiaravalle, e  con la benedizione della Santa Madre Chiesa, divennero gloriosi e potenti, così oggi, sempre guidati dal medesimo Spirito, bene accetti dai figli di San Francesco, hanno posto la loro Sede Diplomatica nel Convento di San Pietro di Alcantara al Granatello in Portici.

Luogotenente del Gran Balivo della Magna Graecia

Nella incantevole cittadina napoletana, a pochi metri dalla stazione ferroviaria e non lontana dalle rete autostradale tra Napoli e Pompei, facilmente raggiungibile, i Cavalieri settimanalmente si riuniscono per la preghiera, per l’attività di formazione (storica, umana, professionale, morale), nonché per i Capitoli, per la Programmazione e per la scansione operativa da seguire nelle diverse attività.


Foto: il Luogotenente del Gran Balivo della Magna Graecia

Governo

Dichiarazione di conformità: prosieguo storico dei Cavalieri dell’Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Gerusalemme, fondati da Hugue de Payens e riconosciuti dalla Chiesa Cattolica nel Concilio di Troyes nel 1128; i Templari sono vissuti e si sono comportati secondo le direttive evangeliche, codificate nel citato Concilio e dettate da San Bernardo da Chiaravalle.

Nel 1312 per effetto della Bolla “Vox in Excelso”  l’Ordine del Tempio viene sospeso in una sorta di ibernazione e, anche se la morte del Maestro del Tempio, avvenuta nel 1314, determina di fatto l’interruzione di una continuità storica dell’Ordine, sancita dal Papa Avignonese Clemente V, nella comune fede dei Cavalieri del Tempio, l’eredità spirituale costituisce il patrimonio dell’attuale Ordine che è così configurato:

A livello internazionale è costituito l’OSMTHU, Ordine Sovrano Militare del Tempio Gerosolimitano Universale (in latino  Ordo Supremus Militari Templi Hierosolimitani Universalis), di derivazione moderna della filiazione Toro Garland.

A livello italiano è costituito l’OSMTJ, Ordine Sovrano Militare del Tempio di Gerusalemme, che insieme agli altri paesi in cui è presente l’Ordine della medesima filiazione Toro Garland, è parte dell’OSMTHU.

Pagine: 1 2 3 4

L’Ordine in Italia

L’Ordine aveva una sola provincia templare in Italia, chiamata “Apulia”, che era la XIII in ordine di costituzione. Successivamente si formarono due province: una chiamata “Lombardia o Italia”, che raggruppava le regioni centro-settentrionali e la Sardegna, ed una chiamata “Puglia”, comprendente le regioni meridionali e la Sicilia. Nel rispetto della costituzione dell’Ordine, ogni provincia veniva retta da un Maestro che era a capo di numerose precettorie di case templari distribuite sull’intero territorio nazionale.
Una confusione, tutta italiana, databile intorno al 1700 e riconducibile alla comparsa delle Consorterie Massoniche con le quali l’Ordine, sia storico sia moderno, non ha mai avuto collegamenti diretti, è riscontrabile in riferimento al titolo di Gran Maestro, titolo che non è mai appartenuto alla tradizione Templare.
In diversi momenti storici, i templari italiani furono preposti, dal papa o dalle autorità civili, al comando di fortezze, castelli, intere aree geografiche o vennero deputati a svolgere funzioni delicate, ricoprendo ruoli ecclesiastici e politici di rilievo. Complice, in molti casi, era la posizione stessa delle case templari italiane, geograficamente ben collegate con la Terra Santa o vicine alla residenza del Papa. Difatti, fu proprio la vicinanza alla sede papale che rese S. Maria dell’Aventino di Roma il centro politico/strategico dell’Ordine.

Una mappa dei maggiori insediamenti sul territorio italiano indica come luoghi di forte presenza templare:
•    le città di Asti, Milano, Treviso, Verona, Moncalieri, Osimo e Napoli (Doganella), considerate zone di grande importanza strategica;
•    le grosse aree di snodo come Bologna, Piacenza, Perugia, Matera, Potenza e Cicciano di Nola;
•    i porti di Venezia, Genova, Pisa, Brindisi, Messina, Civitavecchia, Barletta e Pozzuoli.

L’organizzazione dell’Ordine Templare italiano prevedeva la stessa suddivisione di ruoli illustrata precedentemente, comprendendo:
•    i cavalieri che, anche se non tutti di discendenza aristocratica, erano a conoscenza delle arti del combattimento; questi indossavano tuniche, cotte e mantelli bianchi con croce rossa a otto punte sulla spalla sinistra, all’altezza del cuore
•    i sergenti o fratelli d’arme che indossavano mantelli neri a croce rossa
•    gli scudieri, giovani che attendevano alle necessità dei cavalieri e che diventavano cavalieri solo in via eccezionale a seguito di grandi atti di eroismo e/o di nobiltà d’animo
•    i fratelli di mestiere o serventi
•    i turcopoli
•    i cappellani

Ogni precettoria, che reclutava i suoi membri a livello locale, veniva amministrata in modo da essere perfettamente autosufficiente ed in grado di provvedere ad un surplus produttivo (alimenti, bestiame, denaro) da inviare ai fratelli combattenti in Terra Santa che, al contrario, quando rientravano sul suolo nazionale, portavano con sé le novità socio-culturali acquisite in terre lontane.
Nei due secoli di vita attiva dell’Ordine (1118-1312), il contatto con civiltà più progredite offrì ai templari l’opportunità di appropriarsi di nuove conoscenze in svariati campi, rendendoli pronti ad un concetto ecumenico di vita che permeava la loro disponibilità d’animo, all’avanguardia per l’epoca, ad accettare la mescolanza socio-culturale che, nel contempo, favoriva l’arricchimento epistemologico dovuto all’intreccio con culture e religioni diverse.
Quando la persecuzione si abbatté sull’Ordine nel 1307, anche i vescovi italiani, come quelli europei, ebbero l’ordine di istruire processi inquisitori, ma pochi furono gli arresti in Italia dove, dopo i processi e la soppressione dell’Ordine, calò uno spesso velo di silenzio. Molti dei documenti templari, gelosamente custoditi in archivi riservati, furono distrutti per proteggere la figura dei pontefici, incolpati dallo stesso Dante, da più fonti riconosciuto come templare.

La Pergamena di Chinon

Evento della scoperta della pergamena di ChinonNella foto dell’evento da sinistra a destra: Fr+ Horacio Amadeo Della Torre, Precettore Internazionale dell’Ordine e Priore Generale di Argentina; Mons. Sergio Pagano, Prefetto dell’Archivio Secreto Vaticano; Fr+ Fernando de Toro-Garland, Maestro Internazionale dell’Ordine OSMTHU; Dottoressa Barbara Frale (scopritrice del documento), Fr+ Antonio Paris, Siniscalco Internazionale dell’Ordine e Priore Generale di Italia e Fr+ José Antonio Cabrera Díaz, Priore Generale di Spagna.

La ricercatrice Barbara Frale rinvenne il  prezioso documento di Chinon il 13 settembre 2001 nell’Archivio Secreto del Vaticano. Nel 2002, Mons. Sergio Pagano, Prefetto dell’Archivio Secreto del Vaticano, invitò l’OSMTHU, di cui l’Italia è parte integrante con il Priorato Generale OSMTJ, per mostrare la pergamena originale dell’Assoluzione dell’Ordine e del Maestro de Molay. Si trattò di un incontro privato con il Maestro dell’Ordine ++Fr. Fernando de Toro-Garland, insieme a quattro membri del Consiglio Magistrale ed alti dignitari templari, durante il quale furono presentati alcuni aspetti poco noti del Processo ai Cavalieri Templari, compresa l’assoluzione (1307-1312).La pergamena di Chinon
L’iniziativa trasse origine dal riconoscimento degli errori della Chiesa Cattolica fatto durante il Giubileo del 2000 dal venerato Pontefice Giovanni Paolo II che aveva inserito, tra le richieste di perdono, quella per la persecuzione, immotivata ed ingiusta, perpetrata nei confronti dei Cavalieri del Tempio.
Il cammino dell’OSMTJ- OSMTHU iniziato nel Grande Giubileo del 2000 prosegue per varie tappe (2000, 2001, 2005, 2007) sino alla pubblicazione nell’edizione “Exemplaria Praetiosa” del “Processus contra Templarios” il 25 Ottobre 2007. La manifestazione del 25 ottobre ha segnato la premessa cardine per ritrovare l’unità delle varie realtà templari nel mondo, nello spirito di servizio e di fedeltà verso il Santo Padre e la Chiesa di Roma.

Bolla della Perdonanza - Celestino V

Stemma di Celestino 5°Con la bolla della Perdonanza il Pontefice Templare Celestino V concede l’indulgenza plenaria a tutti coloro che visiteranno la chiesa aquilana di Santa Maria di Collemaggio nel giorno del Martirio di San Giovanni Battista. Anticipazione dell’indulgenza giubilare sancita da Bonifacio VIII.
29 settembre 1294

———–

Celestino vescovo, servo dei servi di Dio, a tutti i fedeli di Cristo che vedranno questa lettera, porge il saluto e l’apostolica benedizione. Tra le feste dei santi tanto più solennemente deve onorarsi la memoria di san Giovanni Battista in quanto egli, nascendo dal grembo di una donna sterile, fecondo di virtù, di santi doni, fonte feconda della parola degli apostoli e silenzio dei presenti, annunciò con pubblici discorsi e col segno meraviglioso del suo indice la presenza di Cristo in terra, luce del mondo immerso nelle tenebre dell’ignoranza, per la qual cosa seguì misteriosamente il suo glorioso martirio, imposto dalla visione della donna impudica. Noi, che nel giorno della Decollazione di cotesto santo, nella chiesa aquilana di Santa Maria di Collemaggio dell’ordine di san Benedetto, ricevemmo l’insegna del diadema impostoci sul capo, desideriamo che questa chiesa sia ancora più onorata e venerata con inni e canti e con le preghiere devote dei fedeli. Perciò, affinché in questa, stessa chiesa la festa della Decollazione del Battista sia elevata di onori speciali con la devota frequenza del popolo del Signore e tanto più devotamente e assiduamente sia onorata, quanto più la semplice invocazione di coloro che si rivolgono al Signore lì trovi i gioielli della Chiesa risplendenti di doni spirituali che giovino a essi nei tabernacoli della vita eterna, tutti coloro che saranno veramente pentiti dei peccati confessati e che dai vespri della vigilia della festa fino ai vespri immediatamente seguenti la festa stessa ogni anno entreranno nella predetta chiesa, assolviamo da ogni colpa e pena che meriterebbero per i loro delitti e per tutto quel che commisero a partire dal battesimo, per la misericordia di Dio onnipotente, e confidando nell’autorità dei santi Pietro e Paolo, suoi apostoli.

Dato all’Aquila, il 29 settembre del primo anno del Nostro pontificato.

———–

La Porta Santa dell’Abbazia di Collemaggio viene aperta ogni anno per 24 ore nei giorni a cavallo del 28 e 29 Agosto. Nel 2007, il rito di apertura è stato officiato dal cardinale napoletano S.E. Crescenzo Sepe e in quella ricorrenza, il Gran Balivato della Magna Graecia dell’OSMTJ ha prestato servizio di Guardia di Onore presso il sepolcro di Papa Celestino V per lucrare l’indulgenza della Perdonanza per tutti i Templari del mondo, affinché ritrovino quell’unità fraterna e santa che molti auspicano da tempo.

Opera Omnia

Festività Templari

Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam

Gennaio
6 Epifania di Nostro Signore
Febbraio
2 Presentazione di Gesù al Tempio
Marzo
17 Fine 889° Anno Templare
18 Inizio 890° Anno Templare
Aprile
23 San Giorgio
Maggio
18 Morte di Guillaume de Beaujeu
19 San Celestino V
Giugno
3 Santissima Trinità
24 San Giovanni Battista
Luglio
22 Santa Maria Maddalena
Agosto
20 San Bernardo di Chiaravalle
29 Martirio San Giovanni Battista
Settembre
8 Nascita della Beata Vergine Maria
29 Santi Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele
Ottobre
2 Santi Angeli Custodi
5 Anniversario Costituzione Priorato Generale d’Italia
13 Arresto Templari in Francia
Novembre
1 Tutti i Santi
Dicembre
10 Beata Vergine Maria di Loreto
25 Natale di Nostro Signore
27 San Giovanni Evangelista

Ruoli Templari

 

IL FRATELLO CAVALIERE

Reclutato fra la nobiltà, affinché avesse già conseguito un adeguato addestramento militare e, soprattutto, fosse già stato ordinato cavaliere (secolare), il fratello cavaliere era la colonna portante dell’Ordine, sempre in prima linea nel combattimento grazie alla maestria personale e al buon equipaggiamento di guerra a sua disposizione.
Simbolo del fratello cavaliere era un mantello tutto bianco che gli veniva posto sulle spalle alla fine della cerimonia di accoglienza, quando pronunziava i voti di povertà, castità e obbedienza. Successivamente, sotto il pontificato di Eugenio III nel 1147/48, una croce rossa verrà apposta sul mantello bianco all’altezza del cuore.
Dai ranghi dei fratelli cavalieri venivano la maggior parte dei dignitari dell’Ordine, come il Maestro, il Maresciallo, il Siniscalco, e così via.

 

IL FRATELLO SERGENTE

Il fratello sergente, non di nobile lignaggio, poteva svolgere sia compiti militari sia compiti amministrativi ed economici, ad esempio poteva gestire una fattoria o un casale. Quando necessario, anche i fratelli sergenti potevano guerreggiare e, armati quasi come i cavalieri, combattevano a cavallo nella seconda schiera, oppure a piedi. Fra i militari sergenti venivano eletti: il Gonfaloniere (colui che portava il Baussant in battaglia, probabilmente il più alto onore per un templare),  il Turcopoliere e il Sotto – Maresciallo. Indossavano mantelli di colore nero ed una cotta d’arme con croci rosse sul davanti e sul retro.

 

IL FRATELLO DI MESTIERE

I fratelli di mestiere, che come ben indica il nome non erano monaci in quanto non pronunciavano i voti, avevano un ruolo importantissimo per il buon funzionamento dell’Ordine. Erano agricoltori, falegnami, fabbri, sellai, maniscalchi, e così via, ricoprendo tutte le figure lavorative necessarie a mantenere armi e castelli in efficienza, a produrre le derrate alimentari e a curare l’allevamento delle bestie. Erano assunti e pagati dai monaci templari ed in più partecipavano dei vantaggi spirituali dell’Ordine.

 

IL TURCOPOLO

I templari, avendo ben compreso che le tattiche usate in Europa non potevano essere vincenti anche in Terra Santa, furono i primi ad inserire nella propria organizzazione militare i turcopoli che erano soldati reclutati tra la popolazione locale, armati alla leggera, dotati di arco e frecce ed addestrati alle tecniche saracene di combattimento. Questi venivano utilizzati per impegnare e stancare il nemico prima che la cavalleria templare più pesante potesse colpire con forza e determinazione. I turcopoli vennero poi stabilmente inseriti in tutti  gli eserciti permanenti presenti in Terra Santa.

La Storia dell’Ordine

L’Ordine monastico militare dei Cavalieri Templari fu fondato nel 1118 (o 1119) da Hugues de Payns o Payens, cavaliere dello Champagne, località a sud della Francia, in Terra Santa al tempo delle crociate. Altri otto nobili cavalieri, figli cadetti di feudatari del tempo, lo seguirono nel suo progetto iniziale dando origine all’Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo. Gli scopi dichiarati dell’Ordine erano quelli di difendere le strade di accesso ai luoghi sacri dai banditi e dalle incursioni saracene e di presidiare i pozzi e le sorgenti. L’Ordine era alle dirette dipendenze dei pontefici che, nel susseguirsi degli anni, lo colmarono di privilegi e di poteri.

In Oriente, i cavalieri combatterono la loro guerra santa, coprendosi di gloria, pagando un pesante tributo di sangue per due secoli, addossandosi i ruoli più pericolosi durante i combattimenti, basta ricordare che, dei 22 Maestri dell’Ordine, ben 13 morirono con la spada in pugno, e guadagnandosi l’appellativo di: “Militia armata di San Bernardo”.

In Occidente, i cavalieri compirono un’opera altamente civilizzatrice: furono costruttori di ponti;  edificarono chiese, ospizi, strade e villaggi; bonificarono terreni paludosi ed incolti seguendo i sistemi cistercensi e fondarono una fitta rete di case-forti, chiamate “commende”, che ricoprirono l’intero territorio europeo permettendo ai templari, ed ai loro assistiti, di passare la notte in luoghi sani e protetti da pericoli. Le commende sorgevano ovunque: nelle vicinanze di fiumi, lungo le antiche vie consolari, nelle campagne, nei villaggi e nelle città; venivano costruite volutamente a distanza di un giorno di tragitto a cavallo fra una commenda e l’altra, tenendo conto della difficoltà del territorio. In Italia, le commende venivano chiamate “precettorie” o “mansioni” a seconda della loro importanza e comprendevano: un convento con torri di vedetta ai lati, una cappella, una foresteria, una scuderia, un’armeria, un cimitero ed un vivarium o pescheria, dove venivano allevati i pesci di cui i cavalieri templari facevano largo uso, dato il particolare regime di alimentazione seguito.

Per facilitare gli spostamenti fra Oriente ed Occidente, i templari si avvalevano di una potente e prestigiosa flotta, alla fonda nel porto della Rochelle, in Francia. Le navi templari, però, al di là dei traffici usuali fra i luoghi santi e i porti europei, erano utilizzate anche per intraprendere nuove rotte occidentali. È noto a molti che i templari si spinsero sino alle terre che, secoli dopo, saranno chiamate Americhe. Da questi territori occidentali prelevarono l’argento, di cui all’epoca l’Europa era sprovvista, utilizzandolo per la costruzione delle 80 grandi cattedrali gotiche europee.

Dopo la caduta di S. Giovanni d’Acri (1291), i templari posero il loro quartier generale a Cipro con lo scopo di avvicinarsi geograficamente a Gerusalemme, città da riconquistare, ma mantennero Parigi come centro finanziario, politico ed economico.

La cessata attività militare dell’ordine portò i templari ad occuparsi ancor più di problemi finanziari e amministrativi. Banchieri e tesorieri di papi, re e principi, furono gli inventori della “lettera di credito”, grazie alla quale il denaro poteva circolare ovunque con sicurezza. Il sistema della “fede di credito” si basava su un alfabeto criptato, conosciuto da pochi e che veniva riformulato ogni due settimane. La fede, nella prima parte del testo, conteneva la descrizione dei caratteri somatici del portatore e una parola chiave che faceva risalire al periodo e alla zona di rilascio del documento, ciò per evitare perdite di danaro nel caso la lettera di credito fosse stata rubata al reale possessore ed esibita per la riscossione del denaro in maniera fraudolenta.

L’Ordine era diventato nel tempo una potenza economica sempre più potente, pari ad uno stato nello stato. Le enormi donazioni ricevute, le redditizie operazioni bancarie, le proprietà terriere grandi come feudi e gestite magistralmente e tutti i privilegi accumulati dai templari nel tempo suscitarono le invidie di laici, ecclesiastici e re. Fra i maggiori nemici dei templari, spicca il ruolo di Filippo il Bello, re di Francia, debitore di enormi somme e fortemente impaurito dal potere templare. Questi, allevato dal tutore Egidio Romano Colonna con spirito belligerante ed ostile verso la Chiesa di Roma, si servì di personaggi di dubbia reputazione per accusare i templari di aver fatto fallire le Crociate, di essere eretici e colpevoli di altri tredici capi di accusa.

Clemente V, papa francese, non fu in grado di opporsi alle manovre false e accusatorie del re di Francia  cui doveva la sua elezione pilotata. E così, nella notte del venerdì 13 ottobre 1307, divenuto tristemente famoso, tutti i cavalieri templari furono arrestati simultaneamente negli insediamenti dell’intero territorio francese, torturati ed indotti a confessare davanti a prelati venduti e falsi. Dopo anni di tentennamenti, con i cavalieri sempre incarcerati, il papa pose fine alla questione sospendendo l’Ordine per via amministrativa con la bolla “Vox clamantis in excelso” del 3 aprile 1312. Nonostante la sospensione dell’Ordine, però, il 18 marzo 1314, l’ultimo Maestro Jacques de Molay venne messo al rogo e l’Ordine risultò, almeno in superficie, annientato. Le enormi ricchezze dei templari furono incorporate dal re di Francia anche se parte degli immobili furono dati in affidamento all’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Gerusalemme, oggi Sovrano Militare Ordine di Malta.

O.S.M.T.J.

L’Ordine del Tempio di Gerusalemme fu creato nel 1119 da Ugo de Paynes, al tempo della prima Crociata.

L’Ordine fu approvato nel 1128 dal Concilio di Troyes.

I riferimenti essenziali, condivisi da tutti sono:

  • regolamentazione di quei cavalieri selvaggi che operavano senza controllo;
  • cristianizzazione di compiti di per sé contrari ad azioni belliche;
  • intervento di S. Bernardo che trasformò l’attività cavalleresca in  cavalleria monastica;
  • adeguamento del volere delle autorità alle esigenze  del Regno di Gerusalemme.

In pratica i Templari proteggevano i pellegrini che andavano in Terra Santa e rendevano sicuro il viaggio dalle insidie di ladri e malintenzionati.

L’Ordine, benemerito per la protezione che offrì alla cristianità, fu gratificato con doni e possedimenti e divenne ricco e potente, per cui la povera Milizia di Cristo, si trasformò in potenza operativa capace di risolvere i più importanti problemi di quell’epoca.

Nella congerie degli eventi i Templari furono coinvolti in tutte le situazioni che richiedevano il loro apporto e il loro contributo. E fu proprio la loro grandezza a delinearne la fine.

Infatti, osteggiati da Filippo IV, il Bello, e non più protetti da Clemente V, papa francese ed avignonese, furono senza colpe, giuridicamente dimostrate, processati e imprigionati.

L’ultimo Gran Maestro Jacques de Molay, il 18 marzo 1314,  guardando verso il Tempio dedicato alla Madonna, sul rogo esalava l’ultimo respiro.

Se la vita fisica, con la morte chiude la pericope  temporale dell’esistenza, lo spirito, i sentimenti, la fede, le idealità, i valori, scavalcando la barriera del tempo, sono proiettati nell’eternità.

Coloro i quali sopravvissero alle torture e sfuggirono al patibolo, pur vissuti nella clandestinità, hanno tramandato ai posteri l’intero codice cavalleresco del Tempio.

Per l’Ordine però, è avvenuto tutto ciò che si può osservare, quando un gruppo di guerrieri, dopo la disfatta  e dopo aver salvato la vita, deve ricostruire la propria consistenza economica e sociale.

I Templari hanno dovuto ricostruire la propria identità: ciò non è stato facile, perchè come chi è in fuga e deve confrontarsi con i pericoli della natura, con l’impatto non sempre facile delle persone che incontra, con le circostanze non sempre favorevoli, così i Templari, appartenenti ad un Ordine cavalleresco, religioso e cristiano, hanno subito le ingerenze e i contagi  di fenomeni storici di rilevante consistenza, che dal declino del Medioevo, attraverso l’Umanesimo e la Riforma approdano sulle sponde dell’Illuminismo e con connotazioni diversificate  nei diversi Paesi di appartenenza, hanno portato con sé un bagaglio di  usi, costumi e peculiarità diverse dalle origini.

La sistemazione giuridica, dovuta a Napoleone I, con i decreti sulle Associazioni determinarono un nuovo assetto; per quanto concerne i Templari, l’Ordine, purtroppo diverso da Nazione a Nazione, perse due cose importanti: l’unità  e la protezione della Chiesa Cattolica.

Galleria Eventi

Eventi

6 Foto

Portici

4 Foto

Missione

L’Ordine Sovrano e Militare del Tempio di Jerusalem si ispira alla Nova Militia creato nel 1119 da Ugo de Paynes, approvato nel 1128 dal Concilio di Troyes, una delle più antiche Istituzioni della civiltà occidentale e cristiana. L’Ordine è un Associazione Cattolica laicale, tradizionalmente militare, cavalleresco. Tra i suoi 7500 membri, cavalieri e dame che lo compongono sono laici tutti votati all’esercizio della virtù e della carità cristiana. Quello che distingue i Cavalieri del Tempio è il loro impegno ad approfondire la propria spiritualità nell’ambito della Chiesa e a dedicare parte delle proprie energie al servizio del più debole secondo la Spiritualità di San Bernardo da Chiaravalle.
L’Ordine rimane fedele ai suoi principi ispiratori che sono sintetizzati nel motto "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ovvero la difesa della fede e il servizio ai poveri e ai sofferenti, che si concretizzano attraverso il lavoro volontario di dame e cavalieri in strutture assistenziali, sanitarie e sociali. Oggi l’Ordine come OSMTHU è presente in oltre 47 paesi con le proprie attività sociali e caritative.

Caratteristiche dell’Ordine

L’Ordine conservando le prerogative di un ente indipendente e sovrano, ha un proprio ordinamento giuridico, secondo la normativa nazionale. Non è fonte di onori né attribuisce titoli ma come ispirato da San Bernardo: onorano il migliore e non colui che vanta titoli di nobiltà più alti.